(Teleborsa) - Il cinema italiano ha registrato nel maggio 2026 il miglior mese di sempre da quando esistono le rilevazioni Cinetel: 59,6 milioni di euro di incassi per oltre 7,5 milioni di spettatori, con una crescita dell'86,4% sugli incassi e del 72,5% sulle presenze rispetto a maggio 2025. È la prima volta dal 2019 che un mese supera i livelli pre-pandemici su entrambi i fronti, incassi (+23,7%) e presenze (+2,5%). Il dato si inserisce in un semestre che segna il miglior risultato economico degli ultimi anni: dal 1° gennaio al 30 giugno le sale italiane — oltre 1.200 schermi monitorati, pari a circa il 95% del mercato nazionale — hanno incassato 304.729.125 euro per 40,5 milioni di presenze, con un progresso del 26,3% sugli incassi e del 18,6% sulle presenze rispetto allo stesso periodo del 2025. Il trend è proseguito d'estate, con luglio che ha segnato a sua volta il miglior risultato di sempre nell'era Cinetel.


Determinante il contributo del prodotto nazionale. Secondo i dati presentati al convegno Ciné 2026 di Riccione, nel 2025 i film italiani avevano realizzato 162,5 milioni di euro di incasso, 22,7 milioni di presenze e una quota di mercato del 33%, il miglior dato dal 2016 e oltre i livelli pre-Covid; il primo semestre 2026 conferma il trend con una quota intorno al 31%. Restano però fragilità strutturali note agli operatori: la discontinuità dell'offerta lungo l'anno, con la quota dei film nazionali scesa sotto il 6% nei mesi di maggio e giugno, l'elevato numero di uscite in sala (479 nel 2025) e una forte concentrazione degli incassi su pochi titoli.

È in questo quadro — mercato in ripresa ma dipendente da pochi grandi risultati — che si colloca lo sviluppo di "Terrasanta", nuovo progetto di Marco Simon Puccioni, regista e docente alla Scuola d'Arte Cinematografica Gian Maria Volonté di Roma, tra i primi in Italia a girare un lungometraggio interamente in digitale. Il film è dedicato all'incontro avvenuto nel 1219 tra Francesco d'Assisi e il Sultano al-Malik al-Kamil, sullo sfondo della Quinta Crociata in Egitto. Il progetto ha ottenuto il patrocinio del Comitato Nazionale per l'VIII centenario della morte di San Francesco d'Assisi; la sceneggiatura è all'attenzione di Rai Cinema e la produzione punta a una coproduzione internazionale, con un impianto multilingue coerente con il contesto storico e un'attenzione ai mercati esteri e ai festival.

"Francesco non è interessante perché appartiene al passato, ma perché parla a una domanda del presente: cosa significa cercare la pace quando tutti intorno chiedono guerra?", afferma Puccioni. "La guerra riunisce molti dei conflitti che attraversano anche il nostro tempo: migrazioni, disuguaglianze, fanatismi, fratture sociali." Il progetto si inserisce in un percorso autoriale che intreccia innovazione tecnologica e temi civili: Puccioni è tra i pionieri del digitale in Italia con "Quello che cerchi" e ha diretto per Netflix "Il filo invisibile", commedia popolare incentrata su una famiglia con due padri.

La scelta della coproduzione internazionale e dell'impianto multilingue risponde anche a una logica di mercato: in un comparto dove i costi di produzione di un film storico in costume sono elevati e il tax credit resta il principale strumento di sostegno pubblico, la ripartizione del rischio tra più partner e l'apertura a platee estere sono condizioni sempre più ricorrenti per i progetti ambiziosi. Sul fronte tecnologico, Puccioni ridimensiona il ruolo degli strumenti rispetto al racconto: "La tecnologia può abbattere costi e aprire possibilità, ma non può sostituire l'esperienza umana che fonda il racconto cinematografico" — un principio che, dice, vale dalla pellicola al digitale fino all'intelligenza artificiale.

Il nodo della sala resta centrale anche in una fase di ripresa. "Oggi il cinema non può limitarsi a inseguire il pubblico: deve tornare a dargli un motivo per uscire di casa", osserva Puccioni, membro del direttivo dei 100autori. "Una sala si riempie quando un film diventa esperienza, discussione, comunità." Una lettura che intercetta il dato di fondo del recupero in corso: la crescita del 2026 poggia in misura rilevante su un ristretto numero di titoli ad alto richiamo, mentre nei primi cinque mesi dell'anno le presenze restavano ancora inferiori del 16% rispetto al 2019, a fronte di incassi sostanzialmente allineati grazie all'aumento del prezzo medio del biglietto. Per un progetto come "Terrasanta", la scommessa sarà trasformare un tema storico in un prodotto capace di parlare tanto al pubblico italiano quanto ai mercati internazionali, in una fase in cui il cinema nazionale è tornato a essere l'elemento più solido dell'industria ma la tenuta della domanda resta legata alla continuità dell'offerta.