(Teleborsa) - Il fotovoltaico italiano cresce, ma cambia pelle. Secondo le elaborazioni di Italia Solare sui dati Gaudì di Terna aggiornati al 30 giugno 2026, nel primo semestre dell'anno sono stati connessi 3.093 MW di nuova potenza, portando il parco nazionale a 46.606 MW distribuiti su 2.255.654 impianti; nello stesso periodo i sistemi di accumulo elettrochimici hanno raggiunto 19.334 MWh di capacità cumulata. Il dato di sintesi nasconde una divaricazione netta: nel secondo trimestre la potenza connessa è cresciuta del 15% sul primo (da 1.439 a 1.654 MW), ma il numero di nuovi impianti è calato del 31%, da 50.513 a 38.660. La crescita arriva dai segmenti commerciale e industriale e utility scale, mentre prosegue il ridimensionamento del residenziale, già in flessione del 13% nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2025. Il ritmo resta inoltre inferiore a quello necessario per l'obiettivo dei 79 GW al 2030, che richiederebbe 6-7 GW di nuova potenza ogni anno.

Il mercato, in sostanza, si sta concentrando su chi ha superfici, capitale e autorizzazioni. Fuori restano milioni di utenze che non dispongono dei presupposti per installare un impianto: chi vive in condominio, in centri storici vincolati o in affitto. È la platea su cui punta Novotecna, PMI di Catanzaro certificata ESCo e costituita in società Benefit, che ha portato sul mercato a fine marzo un modello di allocazione digitale della produzione fotovoltaica.

"Penso a chi non ha la possibilità di installare fisicamente un impianto, magari chi vive in condominio o in centro storico, un'azienda", spiega Antonio Procopio, CEO della società costituita con Gennaro Palermo, general manager. Il meccanismo assegna all'utente una quota di produzione di un impianto remoto e ne accredita in bolletta il controvalore, sulla base di un brevetto che l'azienda dichiara proprietario ed esclusivo. "Il sistema opera sulla bolletta del cliente simulando sia l'autoconsumo che la cessione dell'energia in surplus. Se l'impianto remoto produce, ad esempio, cinque unità e il cliente ne consuma tre, le due unità in eccesso vengono economicamente conteggiate a favore del cliente, così come la quota autoconsumata", precisa Procopio, che distingue il modello da altre formule: "Non si tratta di un mero investimento finanziario, né di un prepagamento dell'energia, bensì di considerare l'impianto remoto e gestirlo come se fosse fisicamente connesso al punto di prelievo".

Sul piano operativo, la società installa gli impianti sulle coperture di capannoni presi in concessione e alloca agli utenti quote di quella produzione. "L'utente diventa comproprietario dell'impianto fisico, che è locato da un'altra parte, e quindi nel punto di prelievo del cliente non è necessario installare niente", precisa il CEO. L'elemento che l'azienda indica come distintivo è la trasferibilità: la produzione resta legata all'utenza e non al luogo. "Se ti sposti ti porti insieme la produzione al nuovo punto di prelievo", afferma Procopio. Un aspetto che il general manager collega alla scalabilità del prodotto: "Stessa logica per chi vive in affitto e non vuole immobilizzare denaro in un immobile altrui. Si comprano quote aggiuntive, si aggiungono batterie virtuali man mano che cambiano le esigenze, senza toccare la potenza del contatore né muovere un operaio", sostiene Palermo.

Il modello si intreccia con la mobilità elettrica: l'energia in surplus può essere trasferita all'applicazione che gestisce le colonnine di ricarica installabili al punto di prelievo o utilizzate in roaming presso altri operatori. "Conta moltissimo avere l'autonomia elettrica. Ho notato che chi possiede un'auto elettrica ha il terrore delle ricariche. Il nostro è un sistema che consente di convergere su colonnine alimentate da energia autoprodotta in modo virtuale", osserva Procopio. La collocazione degli impianti al Sud risponde a una logica di rendimento: a parità di potenza l'irraggiamento meridionale produce di più, e i proprietari dei capannoni ricevono quote di potenza in cambio di superfici altrimenti improduttive. Nel primo trimestre 2026 la Calabria è stata tra le regioni in maggiore crescita per nuova potenza connessa, con un progresso del 44% sullo stesso periodo dell'anno precedente.

L'azienda è anche promotrice di una fondazione che gestisce comunità energetiche sul territorio, un segmento che resta contenuto nei numeri: secondo i dati GSE aggiornati a fine 2025, le CER italiane contavano 174,5 MW di capacità installata su 1.805 configurazioni operative e 18.263 membri. "Abbiamo deciso di trasformarci in società Benefit", ricorda il CEO, indicando che ai soci delle comunità energetiche l'energia viene ceduta a costo industriale.

I numeri dell'iniziativa restano quelli di un avvio: la società dichiara circa 250 kW attivati in meno di un mese e una decina di addetti, con l'obiettivo di affiancare agenzie locali sul territorio nazionale dal prossimo anno. La scala è quindi marginale rispetto a un mercato che nel solo primo semestre ha connesso oltre 3 GW, e il modello dell'allocazione virtuale non dispone di un quadro regolatorio dedicato paragonabile a quello che il GSE ha definito per le configurazioni di autoconsumo diffuso, dove incentivi e perimetri di cabina primaria sono normati. La tenuta della formula dipenderà dalla capacità di reggere il confronto con strumenti già incentivati e dalla trasparenza contrattuale sul rapporto tra quota acquistata e beneficio effettivo in bolletta.