(Teleborsa) - Un nuovo passo indietro si registra in Medioriente, dove la scadenza della tregua di 60 giorni non ha portato alcuna novità positiva. Anzi, il leader statunitense non sembra per nulla intenzionato a portare in porto un accordo imminente con Teheran, mentre si intensificano gli attacchi dellìuna e dell'altra parte.
La guerra in Iran si trascina ormai da quasi sei mesi, senza aver dato frutti, mentre è fallita anche la "fragile" tregua di 60 giorni, che scade proprio oggi, a causa dei ripetuti attacchi incrociati e della diversità di vedute sul transito nello Stretto di Hormuz. In un recente discorso ai suoi sostenitori, Trump aveva affermato "molto presto dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti", ma Teheran ha respinto questa affermazione, ribadendo che lo Stretto è sotto il "comando dell'Iran".
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di non avere fretta di porre fine alla guerra, proprio mentre riprendono i combattimenti in Libano: secondo l'Unifil, l'attività militare israeliana in Libano è aumentata significativamente nelle ultime settimane, con oltre 130 attacchi ad agosto.
In un'intervista telefonica a Fox News, Trump ha affermato che non ha una tempistica precisa per la risoluzione del conflitto e che il blocco navale statunitense sui porti iraniani sta esercitando pressioni sull'Iran. Dal canto suo, Teheran si dichiara pronta a scegliere la via dell'offensiva, piuttosto che la strada della difesa, in caso di fallimento della diplomazia con gli Stati Uniti.
Nella stessa intervista, Trump ha chiesto ad Israele di fermare gli attacchi a Gaza. "Sarebbe meglio se gli israeliani non attaccassero Gaza", avrebbe dichiarato il presidente americano, aggiungendo che "Hamas ha accettato di deporre le armi".
Nel frattempo l'Oman continua a negoziare con l'Iran la gestione dello Stretto di Hormuz e, secondo il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei starebbe stato "raggiunto un accordo in merito alla mappa del percorso di transito". Stando alle anticipazioni, l'accordo consentrebbe la riapertura dello Stretto con un transito in entrara vicino all'Iran ed in uscita su una rotta vicina all'Oman.
Gli Stati Uniti non partecipano alle trattative. Anzi, Trump ha minacciato "se l'Oman si metterà di mezzo, lo bombarderemo senza pietà". Un avvertimento che fa seguito a quello lanciato a maggio scorso.
Frattanto, il prezzo del petrolio continua a salire e in una settimana è aumentato di circa il 7%. Il Brent scambia a 89,26 dollari al barile, in rialzod ello 0,83%, mentre il WTI sale dello 0,82% a 82,06 Usd/b.
Iran, Trump: "Nessuna fretta di porre fine alla guerra". E minaccia l'Oman
17 agosto 2026 - 19.05