(Teleborsa) - "L'Europa soffre di un costo dell'energia enorme. Alcuni paesi fanno meglio di altri, la Spagna ha un costo dell'energia che è metà di quello italiano, ma nel confronto con gli altri questo è un enorme svantaggio". Lo ha detto Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, intervenendo ad un dibattito al Meeting di Rimini.

"Questo significa - ha aggiunto - che un pezzo della creatività, della produttività delle persone lo pigli e lo consegni a qualcun altro che ti vende un idrocarburo che inquina e rende la vita di tutti noi molto più difficile". Secondo Cipollone oggi "abbiamo un'opportunità storica di liberarci da questa dipendenza ed abbattere i costi in Europa puntando sulle energie rinnovabili o su un mix di energie che sia tale da liberarci da questa dipendenza".

Cipollone ha anche sottolineato quanto sia "un serio problema" per la politica monetaria la "dipendenza dagli shock energetici che si producono ormai con una frequenza così elevata".

Al Meeting Cipollone ha anche avvertito che l'Europa soffre di "troppa frammentazione" che ne limita la produttività "soprattutto nei settori dei servizi finanziari e dell'hi-tech".

Al Meeting Cipollone ha anche avvertito che ora il "tema più urgente da affrontare" a livello europeo è "ridurre la frammentazione sul mercato dei beni, sul mercato dei servizi, sul mercato finanziario".

Il "punto chiave", si è domandato il banchiere, è se Europa "ha la scala adeguata a competere". "In teoria sì", la risposta di Cipollone, che rimarca come l'Europa sia un "mercato ricchissimo" con "450 milioni di persone", che quindi "in termini di reddito pro capite e di reddito complessivo" è "confrontabile con le altre due grandi economie". Il problema però è dato dalla "eccessiva frammentazione" della "scala di produzione": l'Europa fatica "ad avere e a far emergere grandi imprese che siano in grado di sfruttare l'economia di scala e di dare vita a quella produttività di cui così tanto abbiamo bisogno".

Secondo Cipollone "questa frammentazione deriva dal fatto che abbiamo un mercato unico ma non siamo in grado di sfruttarlo a pieno: continuiamo ad avere regolamentazioni locali, continuiamo ad avere frizioni negli scambi". Diversi studi, ha spiegato il banchiere, "dicono che la frammentazione che noi abbiamo nel mercato unico equivale a dei dazi altissimi. Adesso le stime possono variare, ma stiamo parlando di numeri importanti: c'è chi dice 40% per i beni e 70% per i servizi".

Guardando alla frammentazione sul mercato finanziario, il banchiere centrale ha ricordato che in Europa ci sono 323 sedi di negoziazioni di titoli: una dispersione che impedisce ai mercati del Vecchio Continente di sviluppare un "capital deepening" adeguato. E pertanto, ha constatato con amarezza Cipollone, non possiamo meravigliarci "se le nostre start up pensano di andarsi a quotare a New York invece di rimanere in Europa".

La risposta per Cipollone è ancora l'Europa. "L'integrazione e l'approfondimento del mercato unico è la nostra risposta". "Non possiamo farci niente sulla produttività cinese o sulla scala americana ma possiamo fare moltissimo a casa nostra. Possiamo risolvere le barriere, possiamo finalmente pensarci in grado di sfruttare l'enorme intuizione del mercato unico. É la nostra grande ricchezza, la dobbiamo sfruttare", ha concluso il banchiere.