(Teleborsa) - La Commissione europea ha adottato una proposta di regolamento per modernizzare e semplificare il quadro normativo comunitario sugli appalti pubblici, che rappresentano circa il 15% del PIL dell'Unione. La riforma punta a consolidare in un unico regolamento le tre direttive esistenti, riducendo le procedure da cinque a tre e creando un mercato digitale unico degli appalti attraverso piattaforme interoperabili tra Stati membri. Secondo la Commissione, la proposta genererebbe risparmi amministrativi annui per 650 milioni di euro.

Tra gli elementi più innovativi, il testo introduce il Best Price-Quality Ratio come metodo di aggiudicazione standard, con criteri qualitativi che dovranno pesare almeno il 30% (50% per gli appalti ad alta intensità di lavoro), oltre a un quadro orizzontale di "preferenza europea" per gli appalti pubblici, in linea con le raccomandazioni del rapporto Draghi.

"Europa spende centinaia di miliardi di euro ogni anno attraverso gli appalti pubblici. Questo denaro deve lavorare più duramente per l'Europa", ha dichiarato il Vicepresidente esecutivo per Prosperità e Strategia Industriale, Stéphane Séjourné, annunciando una "scelta politica chiara: il denaro pubblico europeo dovrebbe, ove possibile, creare posti di lavoro, investimenti e opportunità in Europa".

Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha commentato: "Finalmente l'Europa ha compreso quanto sia importante il principio di preferenza europea per tutelare la nostra industria nel mercato interno. Essa deve però essere reale: non ci accontenteremo di finzioni o artifici", annunciando che il Mimit lavorerà con gli altri ministeri "perché la proposta odierna risponda agli interessi nazionali e del tessuto produttivo".

Duro invece il giudizio della Cgil: il responsabile appalti Alessandro Genovesi ha chiesto al Governo di richiedere formalmente "il ritiro della proposta", che diventerebbe "immediatamente esecutiva, superando gli attuali codici nazionali degli appalti, compreso quello italiano", denunciando il rischio di "un doppio regime di diritti, tutele e procedure" e l'assenza di garanzie su contratti collettivi, clausole sociali e responsabilità solidale lungo la filiera.

Posizione più articolata quella della Cisl: il segretario confederale Andrea Cuccello ha apprezzato lo spostamento del baricentro dal prezzo alla qualità, "un risultato che raccoglie anche il lavoro e le sollecitazioni della Ces", ma ha chiesto che nel negoziato tra Parlamento europeo e Consiglio sia garantito "un chiaro principio di non regressione sociale", affinché il passaggio a un regolamento direttamente applicabile non metta in discussione "il patrimonio di tutele che il nostro Paese ha costruito".