(Teleborsa) - Il ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata alle politiche spaziali, Adolfo Urso, intervenendo all'International Space Summit al Grand Palais di Parigi, ha delineato la nuova fase della space economy globale: "La crescita non è più trainata soltanto dai tradizionali programmi istituzionali, dall'iniziativa degli Stati, ma sempre più da servizi commerciali, investimenti privati e dall'integrazione dello spazio nell'economia generale in maniera trasversale".

Secondo Urso, "la sfida principale è quindi trasformare l'eccellenza tecnologica su cui l'Europa primeggia in mercati e imprese capaci di crescere su scala globale, dove siamo invece indietro", citando il progetto Bromo nel campo satellitare con Francia e Germania.

Il ministro ha inoltre richiamato la cooperazione spaziale rafforzata con il Giappone, avviata con il primo dialogo bilaterale a Tokyo lo scorso maggio su lanciatori, sicurezza e programma Artemis, confluita nella dichiarazione congiunta tra Meloni e il premier Takaichi il 15 giugno: "Italia e Giappone dimostrano come cooperazione internazionale e competitività industriale possano rafforzarsi reciprocamente".

Sul fronte della concorrenza, Urso ha sottolineato l'importanza dell'ingresso di nuovi operatori, citando il percorso di Isar Aerospace: "Autonomia strategica e concorrenza non sono obiettivi alternativi, ma possono e devono rafforzarsi reciprocamente". Il ministro ha avvertito sul rischio di sostituire "dipendenze esterne con dipendenze interne da un unico operatore o da un solo consorzio dominante", anche per programmi come IRIS2, auspicando un ecosistema competitivo con dual sourcing.

Guardando al futuro, Urso ha indicato nell'economia in-space - servizi, logistica e infrastrutture orbitali - la prossima frontiera: "L'Europa deve posizionarsi oggi su questi mercati emergenti, non quando saranno già consolidati da altri attori".