(Teleborsa) - La Banca di Russia ha deciso di mantenere il tasso di riferimento al 14% annuo, interrompendo temporaneamente il ciclo di tagli dei tassi. La decisione riflette l’accelerazione dell’inflazione registrata durante l’estate, le elevate aspettative sui prezzi e la necessità di valutare meglio gli effetti delle recenti tensioni sul mercato dei carburanti.

A luglio l’inflazione destagionalizzata e annualizzata ha raggiunto l’11,6%, mentre l’inflazione core è salita al 7%. Secondo le stime della banca centrale, l’inflazione sottostante si colloca ora tra il 5% e il 6% su base annualizzata. A incidere sono stati inizialmente soprattutto i rincari di benzina e diesel, i cui effetti si sono poi propagati ai costi delle imprese e a un più ampio paniere di beni e servizi.

"La politica monetaria può e deve rispondere agli effetti di secondo impatto, impedendo che un’accelerazione temporanea dei prezzi si trasformi in una tendenza persistente", ha dichiarato la governatrice Elvira Nabiullina, spiegando la scelta di mantenere i tassi invariati.

Inflazione e crescita al centro delle prossime decisioni
Nel suo intervento, Nabiullina ha sottolineato che la banca centrale ha bisogno di ulteriori dati per capire quanto dureranno le attuali pressioni sui prezzi. Le aspettative di inflazione delle famiglie sono diminuite ad agosto, ma restano elevate, mentre quelle di imprese e operatori finanziari sono leggermente aumentate.

L’economia russa continua intanto a crescere a un ritmo moderato nel terzo trimestre. I consumi stanno rallentando, pur rimanendo elevati, mentre gli investimenti mostrano segnali di recupero. Anche il mercato del lavoro si sta gradualmente raffreddando, con una riduzione della carenza di manodopera e una moderazione della crescita dei salari. Tuttavia, la produttività continua a crescere molto più lentamente delle retribuzioni.

Le condizioni monetarie restano moderatamente restrittive, ma la loro rigidità reale si è leggermente ridotta. Il credito, soprattutto alle imprese, è tornato a crescere più rapidamente a luglio, un elemento che la banca centrale continuerà a monitorare insieme ai nuovi dati sulla politica fiscale.

Rischi inflazionistici ancora elevati
Nabiullina ha ribadito che i rischi al rialzo per l’inflazione sono aumentati e prevalgono su quelli disinflazionistici. Un nuovo squilibrio tra domanda e offerta potrebbe emergere se la domanda interna continuasse a crescere rapidamente, sostenuta da una maggiore spinta fiscale e dall’espansione del credito.

A questo si aggiungono i rischi derivanti dalle tensioni geopolitiche e dall’aumento dei prezzi delle materie prime sui mercati internazionali. La debolezza del rublo durante i mesi estivi ha inoltre risentito della combinazione tra restrizioni alle esportazioni e aumento della domanda di importazioni.

Secondo lo scenario di base, l’inflazione dovrebbe scendere al 6-7% nel 2026 e tornare al 4% nel 2027. La Banca di Russia ha però ribadito che i futuri tagli dei tassi non saranno automatici: il percorso della politica monetaria dipenderà dall’evoluzione dell’inflazione, dalle aspettative sui prezzi e dall’equilibrio dei rischi.

Un ulteriore elemento di attenzione sarà la politica fiscale. Le nuove proiezioni di bilancio del governo, attese entro la fine di settembre, potrebbero infatti influenzare la necessità di mantenere una politica monetaria più o meno restrittiva.