(Teleborsa) - L’innovazione digitale sta trasformando profondamente l’ecosistema Life Science, introducendo nuove modalità per generare evidenze, sviluppare terapie e gestirne il ciclo di vita. L’Intelligenza Artificiale è sempre più strategica: per il 78% delle aziende farmaceutiche coinvolte nella ricerca dell’Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico di Milano, realizzata in collaborazione con Farmindustria, rappresenta oggi una priorità per migliorare l’engagement dei professionisti sanitari; per il 48% è utile a supportare i processi di scoperta di nuovi farmaci e le sperimentazioni cliniche. Ma cresce anche la maturità con cui questa tecnologia viene adottata: in un solo anno, la quota di aziende che utilizza soluzioni di AI sviluppate ad hoc è più che raddoppiata, passando dal 36% al 76%, mentre il 92% ricorre anche a soluzioni di terze parti come ChatGPT, Copilot, Claude, Perplexity e Gemini.
Nella relazione con i professionisti sanitari emerge però ancora un significativo spazio di miglioramento: dalla ricerca svolta in collaborazione con AMD, AME, FADOI, Merqurio e SIMFER, emerge che il 67% dei medici specialisti vorrebbe ricevere comunicazioni meno frequenti ma più pertinenti alla propria specialità e un medico su due segnala un eccesso di contenuti difficili da gestire. Una richiesta di maggiore personalizzazione a cui dati e Intelligenza Artificiale possono contribuire a dare risposta.
Intanto, le Terapie Digitali continuano a svilupparsi a livello internazionale: sono oggi 121 le DTx attive nel mondo, 9 in più rispetto allo scorso anno. Il 40% riguarda la salute mentale e il 43% viene utilizzato in combinazione con una terapia farmacologica. In Italia, non sono ancora presenti DTx approvate e commercializzate, ma l’interesse potenziale è alto: 6 pazienti su 10 - coinvolti grazie alla collaborazione con AMR, APMARR, FAND, FederASMA e Onconauti - sarebbero propensi a utilizzare Terapie Digitali su prescrizione medica e il 46% dei medici sarebbe disposto a prescriverle. L’evoluzione della normativa italiana (su cui è in corso l’iter parlamentare) apre nuove opportunità per le aziende del settore, favorendo lo sviluppo di nuovi servizi, modelli di business e modalità di presa in carico del paziente.
Sono alcuni dei risultati della ricerca dell'Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico di Milano, presentata oggi durante il convegno "AI e digitale nel Life Science: la creazione di valore oltre la sperimentazione". Uno degli oltre 60 differenti filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation della POLIMI School of Management che affrontano tutti i temi chiave dell'Innovazione Digitale nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione.
"L’ecosistema Life Science in Italia si confronta oggi con un contesto in rapida evoluzione, caratterizzato dall’emergere di nuovi trend tecnologici e dalla trasformazione del quadro normativo - afferma Emanuele Lettieri, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Life Science Innovation -. L’Intelligenza Artificiale e, più in generale, le tecnologie digitali stanno ridefinendo processi e modelli organizzativi: contribuiscono ad accelerare e migliorare le attività di ricerca clinica, a personalizzare i trattamenti per i pazienti e abilitano approcci sempre più personalizzati di relazione ed engagement tra aziende farmaceutiche e professionisti sanitari. In questo scenario, dunque, comprendere le opportunità offerte dal digitale è fondamentale per promuovere un’adozione dell’innovazione consapevole ed efficace".
Il ruolo dell’AI. Per le aziende farmaceutiche, l’Intelligenza Artificiale (AI) è una priorità di investimento: il 78% la considera strategica per rafforzare l’engagement dei professionisti sanitari e il 48% per supportare i processi di scoperta di nuovi farmaci e di sperimentazione clinica. Un’altra priorità, indicata dal 56% delle aziende, è la raccolta di Real-World Data (RWD) a supporto delle analisi di Real-World Evidence (RWE). Più contenuta, invece, è la rilevanza di altri ambiti di investimento, come dati sintetici (37%), in silico trial (30%), Decentralized Clinical Trial (30%), Terapie Digitali (DTx, 26%), App per la salute e sensori (11%).
"Le tecnologie digitali, e in particolare l’AI, stanno evolvendo da ambiti di innovazione a infrastrutture sempre più integrate e regolate nell’ecosistema Life Science - afferma Gabriele Dubini, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Life Science Innovation -. La sfida per le imprese è oggi trasformare queste soluzioni in concrete leve di valore e competitività. Per farlo, il digitale deve entrare pienamente nella strategia e nella cultura organizzativa, nelle competenze e nei processi decisionali. Un’integrazione strutturale è infatti essenziale per sostenere una crescita solida e duratura del settore, accompagnata da strumenti e metriche capaci di misurare il valore e l’impatto generati".
A fronte di queste priorità, le aziende farmaceutiche segnalano alcune barriere che ostacolano l’innovazione digitale: la difficoltà di quantificare i benefici degli investimenti (52%), la carenza di competenze digitali adeguate in azienda (52%) e la complessità normativa (48%). Per supportare le aziende farmaceutiche nell’identificazione delle principali aree di innovazione digitale e delle leve organizzative necessarie per governarle in modo efficace, l’Osservatorio Life Science Innovation ha sviluppato un modello di maturità articolato in cinque dimensioni, ciascuna valutata su quattro livelli. Le dimensioni riguardano: (1) Strategia, cultura e competenze; (2) Governance dell’innovazione digitale e dell’AI; (3) Digitalizzazione dei trial clinici; (4) Innovazione digitale per la Customer Experience Excellence; (5) Approccio "Beyond the Pill".
Strategia, cultura e competenze. L’innovazione digitale gioca un ruolo sempre più strategico nelle aziende farmaceutiche: il 61% considera il digitale una leva strutturale e il 9% lo ha integrato nella visione aziendale. Oltre metà delle aziende ha introdotto ruoli dedicati, con una Direzione specifica nel 32% dei casi e una figura dedicata nel 18%. Solo il 27% però dispone di un budget centralizzato, mentre un’azienda su due non prevede ancora fondi dedicati.
Cresce l’attenzione allo sviluppo delle competenze digitali. Quasi tutte le aziende farmaceutiche hanno attivato percorsi di formazione sull’innovazione digitale, con particolare attenzione all’AI: l’83% ha formato i dipendenti sulle opportunità e sull’utilizzo della Generative AI. Seguono i temi relativi all’etica dell’AI (75%) e quelli normativi connessi all’innovazione digitale, come AI Act, MDR e GDPR (71%).
Governance dell’innovazione digitale e dell’AI. Il 48% delle aziende farmaceutiche ha introdotto policy globali per un utilizzo etico e responsabile dell’AI, il 40% ne ha previsto un recepimento anche a livello locale. Un passo fondamentale, considerando che il 92% delle aziende ricorre a soluzioni di terze parti. Permane una quota minoritaria di imprese (12%) che utilizza questi strumenti senza aver formalizzato policy.
Tuttavia, rispetto a un anno fa, aumenta dal 36% al 76% la diffusione di soluzioni AI sviluppate ad hoc per le aziende farmaceutiche, un segnale di crescente maturità nell’approccio: "Rispetto agli strumenti generalisti di mercato, le soluzioni di AI personalizzate sono più integrate con i processi interni e più facilmente governabili sotto il profilo della sicurezza, della compliance e della gestione dei dati - spiega Alberto Redaelli, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Life Science Innovation -. Nel complesso, il 43% delle aziende si colloca al livello 3 del modello: oltre a disporre di policy globali per l’utilizzo dell’AI e a combinare soluzioni sviluppate internamente con strumenti di terze parti, misurano le iniziative di AI in termini sia di utilizzo sia di impatto sui processi aziendali, valutandone efficacia e benefici operativi".
Digitalizzazione nei trial clinici. Nei trial clinici, le tecnologie più diffuse sono gli electronic Case Report Form (eCRF), utilizzati dal 55% delle aziende, gli strumenti di Electronic Data Capture (EDC) e le soluzioni per la raccolta degli electronic Patient-Reported Outcome (ePRO), entrambi adottati dal 45%. Più limitata la diffusione di strumenti avanzati come eSource (20%), eRecruitment (15%), eConsent (10%) ed eMatching (10%). Nel complesso, il 64% delle aziende si colloca al livello 2 del modello di maturità digitale: sono presenti strumenti per la raccolta e la gestione dei dati clinici, ma sono ancora poco diffuse le soluzioni avanzate per la gestione dei trial da remoto.
L’utilizzo dell’AI nei trial clinici mostra un livello di maturità più elevato: il 40% delle aziende si colloca al livello 3 del modello, caratterizzato dall’impiego dell’AI in diverse fasi del ciclo di vita della sperimentazione clinica. L’applicazione più diffusa riguarda la ricerca e l’analisi della letteratura scientifica e della documentazione clinico-regolatoria, che coinvolge il 70% delle aziende. Circa metà delle aziende utilizza l’AI per progettare gli studi, pianificare e monitorare le attività. Più di frontiera rimane la generazione di dati sintetici e la costruzione di Synthetic Control Arm, adottata solo dal 20% delle aziende.
Innovazione digitale per la Customer Experience Excellence. L’AI è sempre più importante nella relazione tra aziende farmaceutiche e professionisti sanitari (Healthcare Professional, HCP). Tra le applicazioni più diffuse ci sono l’analisi e la sintesi dei medical insights raccolti durante le interazioni degli Informatori Scientifici del Farmaco e dei Medical Science Liaison con gli HCP, la definizione della Next Best Action, utilizzata dal 58% delle aziende per individuare contenuti e azioni più adatti sulla base dei comportamenti e delle preferenze dei professionisti sanitari. Meno diffuse le soluzioni di AI per contenuti personalizzati, adottate dal 46% delle aziende.
Nel complesso, il 32% delle aziende si colloca al livello 2 del modello di maturità nella valorizzazione dei dati attraverso analytics e AI: le applicazioni sono quindi ancora circoscritte, ma già diversificate. Uno dei principali ostacoli riguarda l’utilizzo dei dati. Solo il 23% delle aziende integra in modo automatizzato informazioni provenienti da fonti esterne, come dati di mercato o partecipazione a convegni, ancora poco strutturate e utilizzate. Per i dati interni, invece, il 77% delle raccoglie in modo automatizzato le informazioni sugli HCP provenienti dai diversi canali e sistemi aziendali.
Approccio "Beyond the Pill". Affiancare al farmaco servizi e soluzioni digitali rivolti a pazienti e professionisti sanitari è una possibile leva di differenziazione, ma l’offerta è ancora poco sviluppata: il 73% delle aziende farmaceutiche si colloca nei primi due livelli di maturità e ha un portafoglio di al massimo due soluzioni digitali. Tra le soluzioni già disponibili, le più diffuse sono i Digital Patient Support Program, offerti dal 31% delle aziende. Seguono i database di Real World Evidence e le soluzioni di AI a supporto delle decisioni cliniche degli HCP, entrambe presenti nel 19% delle aziende. Tra le iniziative in sperimentazione o pilota spiccano i Digital Therapeutics (DTx), indicate dal 31% delle aziende.
Rimane ancora limitata la collaborazione con il settore pubblico: solo il 24% delle aziende farmaceutiche lavora in modo strutturato e continuativo con attori pubblici per sviluppare o adottare soluzioni digitali.
App per la salute. Le App per la salute sono sempre più utilizzate dai pazienti per monitorare attività fisica (55%), parametri clinici (36%), alimentazione (26%) e aderenza terapeutica (20%). Resta però un tema di sicurezza: il 52% non verifica che le App siano certificate come dispositivi medici.
In questo scenario rimane fondamentale il ruolo dei professionisti sanitari: il 36% degli specialisti ha già consigliato almeno una App ai propri pazienti e il 44% di questi ne ha già utilizzato i dati. Più limitato il coinvolgimento dei farmacisti: dalla ricerca svolta in collaborazione con Federfarma, sono stati consultati in merito alle App per la salute solo nel 13% dei casi, anche se il 28% ritiene che in futuro avranno un ruolo importante nell’educazione dei pazienti all’utilizzo corretto di questi strumenti.
Le Terapie Digitali. Le Terapie Digitali (DTx) certificate e validate clinicamente sono sempre più diffuse a livello globale: a maggio 2026 se ne contano 121 attive, soprattutto nell’ambito della salute mentale (40%). Il 43% viene utilizzato insieme a terapie farmacologiche e il 17% integra già tecnologie di Intelligenza Artificiale per supportare le decisioni cliniche e personalizzare i trattamenti. In Italia non sono ancora presenti DTx approvate e commercializzate, ma il quadro normativo è in evoluzione e potrebbe aprire alla loro futura rimborsabilità da parte del SSN. Un passaggio importante, considerando che il 75% dei pazienti ritiene che queste terapie dovrebbero essere gratuite.
La conoscenza resta però limitata: solo il 33% degli specialisti distingue una DTx da una tradizionale App per la salute. L’interesse è elevato: il 46% dei medici sarebbe disposto a prescriverle e il 63% dei pazienti a utilizzarle su prescrizione medica. La fiducia dei pazienti verso queste soluzioni dipende da diversi fattori, tra cui la dimostrazione di efficacia clinica (64%), la garanzia di tutela dei dati personali (63%), il supporto dei professionisti sanitari nella comprensione dei benefici (62%) e la validazione e l’approvazione da parte delle Istituzioni (60%).
"L’assenza di Terapie Digitali approvate e commercializzate in Italia è legata alla mancanza di un quadro normativo di riferimento, oggi finalmente in fase di definizione – afferma Chiara Sgarbossa, Direttrice dell’Osservatorio Life Science Innovation –. La proposta di legge approvata dalla Camera rappresenta un passo importante: inquadra le DTx come Software as a Medical Device, ne prevede la valutazione attraverso l’Health Technology Assessment e apre alla possibilità di inserirle nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), rendendole prescrivibili a carico del SSN. Sarà ora fondamentale definire meccanismi di rimborsabilità adeguati, per favorire l’accessibilità e l’adozione di queste soluzioni anche in Italia, offrendo ai pazienti nuove opportunità terapeutiche, in grado di migliorare la gestione della propria condizione di salute".
Life Science: 6 pazienti su 10 utilizzerebbero terapie digitali prescritte dal medico
16 settembre 2026 - 13.04