(Teleborsa) - Oggi la produzione nazionale di gas rappresenta solo il 5% dell’approvvigionamento totale, mentre nel 1998 circa un terzo della domanda di gas italiana era soddisfatta con l’estrazione domestica.
Marta Bucci, Direttore Generale di Proxigas, nel corso dell’audizione presso l’VIII Commissione del Senato della Repubblica nell’ambito dell’esame del disegno di legge 2029, di conversione del decreto-legge 157/2026 in materia di prezzi dei carburanti e attività energetiche strategiche, ha evidenziato che: "l’Europa è il continente che più dipende dalle importazioni di gas, circa il 90%. Di fatto abbiamo rinunciato a sviluppare produzione domestica pensando di poter facilmente fare a meno del gas. Invece i consumi in questi anni sono tornati a crescere, nonostante le tensioni di prezzo rilevate sui mercati, dimostrando quanto sia difficile sostituire il gas, sia negli usi finali, nel residenziale e nell’industria, sia nella generazione elettrica".
Sia in Europa che in Italia i consumi di gas, in questi ultimi anni, sono cresciuti soprattutto per l’incremento della generazione termoelettrica che ha dovuto bilanciare la variabilità e l’intermittenza delle FER elettriche e far fronte alla crescita dei fabbisogni per raffrescamento. In prospettiva, con lo sviluppo dei data center tale andamento potrebbe incrementare ulteriormente.
Per gli usi finali è consapevolezza diffusa che molti settori dell’industria hard to abate siano difficili da elettrificare, ma anche guardando agli usi residenziali nel nostro Paese le prospettive di elettrificazione sono molto contenute per vincoli tecnici, architettonici, sociali ed economici. Infatti, su circa 16 milioni di abitazioni in classi energetiche F–G, l’installazione delle pompe di calore sarebbe tecnicamente fattibile in meno di 6 milioni, che si riducono a meno di 2 milioni se si considerano i limiti economici legati al reddito. Va anche considerato che le pompe di calore, che assorbono elettricità soprattutto nei mesi invernali e alla sera, possono essere alimentate solo in parte (tra il 28% e il 35%) da energia elettrica prodotta da FER richiedendo, per la restante quota, energia elettrica prodotta con il gas. Il gas, inoltre, svolge un ruolo rilevante anche nell’alimentazione degli impianti di teleriscaldamento, coprendo circa il 70% del fabbisogno energetico. Cifre che salgono se si considera la cogenerazione che in Italia è alimentata per l’81% da gas naturale.
A fronte di una domanda molto resiliente, la produzione nazionale di gas naturale ha subito una rilevante contrazione passando da circa 20 miliardi/mc anno nel 1994 a meno di 3 miliardi/mc anno nel 2024, con un lieve aumento nel 2025 (3,4 mld/mc, +16,6%). Nel 1998 un terzo della domanda di gas italiana era soddisfatto con la produzione nazionale. Oggi il GNL soddisfa il 30% del fabbisogno nazionale e quasi la metà arriva agli Stati Uniti.
In questo contesto, anche tenuto conto delle tensioni geopolitiche, diventa strategico valorizzare la produzione nazionale di gas al fine di promuovere la sicurezza e l’indipendenza degli approvvigionamenti, la sostenibilità economica delle forniture per imprese e famiglie. Inoltre, sviluppare la produzione nazionale aiuterebbe anche a ridurre l’impatto ambientale limitando l’importazione di GNL dall’estero.
"Le grandi potenze economiche con cui ci confrontiamo producono tutte una parte consistente del gas che consumano: la Cina più del 60%, gli USA, invece, sono i maggiori esportatori. Dobbiamo anche noi rilanciare la nostra produzione interna. Avremmo ancora a lungo bisogno di gas", ha concluso Marta Bucci.