(Teleborsa) - Il Misery Index Confcommercio (MIC )di settembre conferma la tendenza all’ampliamento dell’area del disagio sociale attestandosi a 12,2, quattro decimi di punto in più rispetto al mese precedente. La stima dell’ultimo mese riflette, in linea con quanto rilevato nei periodi più recenti, la progressiva accelerazione dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto (+5,3% tendenziale dal +4,3% di agosto) derivante dalle tensioni sugli energetici e +alimentari freschi, solo in parte attenuata dalla sostanziale stabilizzazione del tasso di
disoccupazione esteso, sceso al 6,6%.

Sul versante del mercato del lavoro, nel mese di settembre si valuta, secondo le nostre stime, un contenuto aumento del numero di occupati associato a una diminuzione delle persone in cerca d’occupazione. Dinamiche che porterebbero il tasso di disoccupazione
ufficiale al 5,9%. Sul versante delle unità di lavoro standard (Ula) destagionalizzate, interessate dalle diverse forme d’integrazione salariale (CIG e FIS), si stima il permanere di una situazione poco dinamica, con un tasso di disoccupazione esteso che
dovrebbe attestarsi al 6,6%.

Secondo le prime indicazioni, a settembre 2026 l’inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto ha registrato, sulla spinta dell’accelerazione dei prezzi degli energetici e degli alimentari non trasformati, un ulteriore e significativo aumento
salendo al 5,3% dal 4,3% di agosto.

In termini prospettici il permanere di tensioni sia sul versante degli energetici sia degli alimentari freschi amplifica i timori di ulteriori rialzi dei prezzi al consumo nella parte finale del 2026, accentuando i rischi di un trasferimento delle pressioni anche ad altre filiere. È opportuno segnalare che, da giugno scorso, si registrano tensioni inflazionistiche anche sul versante di alcuni importanti prodotti tecnologici (personal computer e altro), come riflesso dei problemi strutturali del settore. Aumentano, pertanto, le possibilità di un ulteriore ampliamento dell’area del disagio sociale, misurata nella metrica del MIC, con probabili ricadute negative, nei mesi invernali, sui comportamenti di spesa delle famiglie e di conseguenza sulle prospettive di crescita.