(Teleborsa) - Nel terzo trimestre i giudizi delle imprese italiane sulla situazione economica generale restano sfavorevoli, ma meno di prima, mentre scende leggermente l'aspettativa di inflazione a sei mesi e a un anno. L'indagine della Banca d'Italia, condotta tra il 25 agosto e il 18 settembre su 2.494 imprese dell'industria e dei servizi con almeno 50 addetti, mostra un saldo tra giudizi di miglioramento e peggioramento salito a -39 punti da -49, ancora peggiore dei livelli precedenti la guerra in Medio Oriente. Il miglioramento è più marcato nell'industria in senso stretto e al Nord.

Domanda e conflitto in Medio Oriente

La domanda totale resta nel complesso positiva, con giudizi più deboli nell'industria (saldo a -5 punti da -1) e tenuta di servizi (7) e costruzioni (13). Le vendite sono sostenute dalla componente estera, mentre quella interna si indebolisce. Il conflitto e la chiusura dello stretto di Hormuz incidono poco sulla domanda ma molto sui costi degli input: oltre quattro imprese su cinque segnalano rincari energetici. Tra quelle interessate, circa il 45% non ha adottato strategie specifiche (51% nei servizi, 38% nell'industria); nell'industria circa due quinti hanno puntato sull'autoproduzione di energia elettrica, nei servizi circa un terzo sul cambio di fornitori o la rinegoziazione dei contratti.

Prospettive, investimenti e credito

Per il quarto trimestre le condizioni operative restano sfavorevoli (saldo a -15 nell'industria e nei servizi, -11 nelle costruzioni), mentre le attese sulla domanda totale sono positive (saldo a circa 17 punti). Le attese sull'occupazione restano positive, con un saldo di 6 punti, in lieve calo da 7 nel 2025 e 8 nel 2024. I programmi di investimento per il 2026 salgono a un saldo di circa 13 punti da 9, con le condizioni per investire ancora negative ma meno (-24 da -33). Il 90% delle imprese vede invariato l'accesso al credito e la liquidità è giudicata adeguata.

Prezzi e inflazione

I prezzi di vendita crescono del 2,6% nell'industria e dell'1,9% nei servizi, con le costruzioni al 3,9%. Nei prossimi dodici mesi le imprese si attendono aumenti del 2,4% nell'industria, del 2,1% nei servizi e del 4,5% nelle costruzioni, soprattutto per il costo delle materie prime. Circa il 16% delle imprese ha trasferito o prevede di trasferire sui prezzi i rincari legati al conflitto in misura significativa o quasi integrale, e il 57% in misura moderata. Le attese di inflazione al consumo scendono lievemente a sei mesi (2,7% da 2,8%) e a dodici (2,6% da 2,7%), mentre a due anni e a 3-5 anni restano al 2,5%.