(Teleborsa) - Il dollaro in avvio di settimana mantiene una posizione stabile, vicino al livello più elevato degli ultimi diciotto mesi, mentre l'intensificarsi del conflitto in Medio Oriente spinge gli investitori ad adottare un atteggiamento prudente in vista della pubblicazione dei principali dati sull'inflazione statunitense, prevista nel corso della settimana. Questi dati saranno determinanti per valutare le prospettive della politica monetaria americana.

I prezzi del petrolio hanno registrato oscillazioni dopo che gli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, hanno intensificato gli attacchi contro l'Arabia Saudita, mentre nel fine settimana due petroliere sono state prese di mira.

Le quotazioni energetiche sono state influenzate anche dall'annuncio di domenica del presidente statunitense Donald Trump relativo a una tregua energetica tra Ucraina e Russia. Durante le contrattazioni asiatiche, i futures sul petrolio Brent hanno perso l'1,4 per cento, scendendo a 103,3 dollari al barile.

L'indice del dollaro, che misura la forza della valuta statunitense rispetto a un paniere composto da sei principali valute internazionali, ha registrato una lieve flessione, attestandosi a 102,16 punti. Il dato rimane comunque vicino al massimo degli ultimi diciotto mesi raggiunto la settimana precedente. Gli scambi sono rimasti all'interno di un intervallo ristretto, anche a causa della chiusura dei mercati giapponesi per festività, che ha ridotto la liquidità sui mercati della regione.

Attesa per i dati sull'inflazione statunitense
Oltre alle tensioni geopolitiche, l'attenzione dei mercati si concentra sulla pubblicazione, prevista per mercoledì, dell'indice dei prezzi al consumo statunitense. Si tratta di uno degli ultimi importanti dati economici disponibili prima della riunione di fine ottobre della Federal Reserve, durante la quale verranno esaminate le prospettive dei tassi di interesse.

I dati pubblicati la settimana precedente hanno mostrato un ulteriore peggioramento della fiducia dei consumatori statunitensi all'inizio di ottobre. L'aumento del costo della vita, legato anche alle conseguenze del conflitto in Medio Oriente, ha infatti contribuito a deteriorare la percezione delle famiglie riguardo alle prospettive economiche.

Il mese scorso, la Federal Reserve ha aumentato i tassi di interesse per la prima volta dal 2023, con l'obiettivo di contenere l'inflazione. Da allora, gli addetti ai lavori monitorano attentamente i dati economici per valutare la possibilità di ulteriori interventi restrittivi da parte della banca centrale americana.

Secondo lo strumento FedWatch del Chicago Mercantile Exchange, i mercati stanno attualmente scontando una probabilità dell'81 per cento che la Fed mantenga invariati i tassi di interesse questo mese. Un mese prima, questa probabilità era pari al 51 per cento.

Rendimenti obbligazionari in aumento e timori per il debito pubblico
Le forti vendite registrate sui mercati obbligazionari nelle ultime settimane hanno accresciuto le preoccupazioni degli investitori. I costi di finanziamento sono aumentati in diverse economie, raggiungendo livelli che non si osservavano da diversi decenni.

Tra i principali fattori alla base di questa dinamica figurano i timori per la persistenza dell'inflazione, l'aumento dei prezzi dell'energia e la crescita del debito pubblico.

L'incremento dei rendimenti obbligazionari rappresenta un elemento di pressione per governi, imprese e mercati finanziari, poiché rende più oneroso il ricorso al credito e può influenzare le aspettative sulla crescita economica e sulle future decisioni delle banche centrali.

Euro sotto pressione per le incertezze sui conti pubblici francesi
L'euro ha registrato un lieve rialzo, guadagnando quasi lo 0,1 per cento e raggiungendo quota 1,121 dollari. La valuta europea arriva tuttavia da cinque settimane consecutive di ribassi, penalizzata dalle preoccupazioni degli investitori sulla situazione fiscale della Francia e dall'incertezza politica in vista delle elezioni presidenziali del 2027.

Il differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato francesi a dieci anni e quelli dei titoli tedeschi, considerati relativamente più sicuri, è salito a 137 punti base, avvicinandosi al livello più elevato dal 2012.