(Teleborsa) - "Una migliore tassazione per stimolare la crescita" (Taxing Better to Boost Growth) è il tema del Fiscal Monitore 2026 del FMI, che mette il punto sulla difficoltà di varare misure di sostegno all'economia con poche risorse a disposizione, stante l'elevato livello dei debiti pubblici, che offre un minor spazio fiscale. Di qui la necessità di migliorare l'efficienza del sistema fiscale, agendo dal lato delle entrate piuttosto che sui tagli alla spesa.

Una migliore tassazione - afferma il Fondo Monetario - può sostenere la crescita anche quando lo spazio fiscale è limitato. Elevati livelli di debito pubblico, costi di indebitamento elevati, crescenti pressioni sulla spesa e una debole crescita a medio termine lasciano a molti governi poco margine per ampi tagli fiscali.

Obiettivo: migliorare l'efficienza del sistema fiscale

La sfida - afferma - è dunque rafforzare l'attività economica senza erodere la base imponibile. Eliminare le distorsioni del sistema fiscale può aiutare i governi ad affrontare questa sfida. L'idea di base è che riforme a gettito invariato possono ridurre i costi di produzione, incoraggiare gli investimenti e la crescita delle imprese, migliorare gli incentivi al lavoro e all'innovazione e alleggerire gli oneri burocratici, senza peggiorare le disuguaglianze. In altre parole, il modo in cui i governi raccolgono le entrate è importante tanto quanto la quantità di entrate raccolte.

I vantaggi in termini di efficienza derivano dalla riduzione di specifiche distorsioni all'interno dei sistemi fiscali esistenti ed i potenziali benefici sono considerevoli. Le riforme fiscali possono aumentare il livello del PIL di diversi punti percentuali nel lungo termine quando affrontano molteplici distorsioni. Si stimano a lungo termine impatti sul PIL tra il 2,1% e il 2,7%, un miglioramento dei tassi di occupazione di circa 1,2 punti percentuali nelle economie emergenti e in via di sviluppo e di 0,8 punti percentuali nelle economie avanzate. Un'amministrazione fiscale più efficiente può generare maggiori entrate: i paesi al 67° percentile per efficienza operativa dell'amministrazione fiscale raccolgono circa 1,7 punti percentuali del PIL in più rispetto ai paesi al 33° percentile.


Debito globale oltre 100% PIL entro 2030


Secondo l'FMI, gli elevati e crescenti debiti pubblici stanno intensificando l'interazione tra politica fiscale e tassi di interesse. Nuove ricerche dimostrano che, quando il debito è già elevato, l'aumento dei tassi di interesse porta a un maggiore deterioramento dei disavanzi e del debito pubblico. Un debito elevato rende inoltre i tassi di interesse di mercato più sensibili agli sviluppi fiscali. L'FMI fa cenno anche all'alto debito degli Stati Uniti, sottolineando che i dati mostrano che i tassi forward a lungo termine sono diventati più sensibili alle proiezioni sul debito pubblico negli ultimi anni.

I rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine sono aumentati bruscamente in diverse importanti economie avanzate. Tra febbraio e settembre, il rendimento medio dei titoli di Stato decennali del G7 è aumentato di oltre un punto percentuale, raggiungendo il livello più alto degli ultimi vent'anni. I governi si trovano ad affrontare questi maggiori costi di finanziamento in un momento in cui il debito è già elevato, con il debito pubblico globale che dovrebbe superare il 100% del prodotto interno lordo mondiale entro il 2030, un livello raggiunto l'ultima volta nell'immediato dopoguerra.


Dal petrolio all'inflazione: cosa impatta sui rendimenti

Diversi fattori stanno spingendo al rialzo i rendimenti nei paesi avanzati, tra cui: lo shock petrolifero, l'inflazione persistente, una maggiore domanda di investimenti e le maggiori aspettative di crescita futura legate all'intelligenza artificiale. Ma i fondamentali fiscali sono centrali. Nelle principali economie avanzate, l'elevato debito, le pressioni sulla spesa e la prospettiva di ingenti emissioni obbligazionarie nei prossimi anni stanno esercitando una pressione al rialzo sui rendimenti richiesti dagli investitori per detenere obbligazioni a lungo termine. Rendimenti di riferimento più elevati nelle principali economie possono anche ripercuotersi oltre confine, peggiorando le dinamiche del debito altrove.

La pressione sui bilanci è già evidente. Si prevede che il costo medio effettivo degli interessi sul finanziamento pubblico aumenterà dal 2,3% nel 2021 al 3,7% entro il 2031. Insieme all'aumento del debito, questo sta facendo lievitare i pagamenti degli interessi in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, ad esempio, si prevede che i pagamenti degli interessi saliranno da circa il 2,8% del PIL prima della pandemia al 5,7% nel 2031, all'incirca pari alla spesa prevista per la previdenza sociale, il più grande programma di assistenza sociale. Nei paesi a basso reddito, il pagamento degli interessi assorbe oggi oltre il 15% delle entrate fiscali. Tra il 2011 e il 2019, il costo medio si è attestato intorno al 9% del PIL.

Il disavanzo primario globale si attesterà intorno al 3,3% del PIL nel 2026. Stabilizzare il rapporto debito/PIL globale quest'anno richiederebbe una riduzione a circa il 2,6%. E poiché si prevede che il debito globale continuerà ad aumentare, negli anni a venire sarà necessario un ulteriore aggiustamento di entità simile.