(Teleborsa) - L'Italia ha prodotto nel 2024 circa 172,4 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, il 4,6% in più del 2023, e ne ha gestite 187,2 milioni: di queste, 159,2 milioni di tonnellate sono andate a operazioni di recupero, pari all'85% del totale gestito compresa la messa in riserva, e 28,1 milioni a smaltimento. Sono i dati del Rapporto Rifiuti Speciali dell'ISPRA, edizione 2026, diffuso nel luglio scorso.


Il recupero di materia in senso stretto vale 139,1 milioni di tonnellate, il 74,3% del gestito, in crescita del 6,4% sull'anno precedente. In questo perimetro opera EuroCorporation, società fiorentina attiva nella gestione dei rifiuti speciali, che dichiara di avere avviato a recupero, riciclaggio o riutilizzo il 100% dei rifiuti trattati nel proprio impianto nel corso del 2025. La fotografia dell'ISPRA indica un sistema industriale in espansione. Gli impianti operativi censiti sul territorio nazionale sono 10.563, il ricorso alla discarica è sceso del 2% sul 2023 e del 23,9% rispetto al 2021, e il tasso di riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione, che da soli valgono 90,4 milioni di tonnellate e il 52,5% della produzione complessiva, si attesta all'82,4%, sopra l'obiettivo europeo del 70%.

I rifiuti pericolosi prodotti ammontano a 10,8 milioni di tonnellate, in aumento del 6% sull'anno precedente, e restano il segmento che richiede gli impianti più specializzati. Il nodo della capacità di trattamento emerge da altri due indicatori dello stesso rapporto. Alla fine del 2024 risultavano in giacenza circa 19,3 milioni di tonnellate, di cui 18,3 milioni in messa in riserva, cioè in attesa di recupero, e circa 958.000 tonnellate in deposito preliminare allo smaltimento. Sul fronte dei flussi transfrontalieri l'Italia ha esportato 5,1 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, in prevalenza verso la Germania, e ne ha importate 7 milioni, soprattutto rottami metallici da Germania e Francia destinati alle acciaierie nazionali.


"Se abbiamo problemi sui rifiuti semplici, figuriamoci su quelli complessi", osserva Vincenzo Noce, presidente del consiglio di amministrazione di EuroCorporation, che collega il tema alla saturazione degli stoccaggi di plastica segnalata in più regioni a partire da settembre. "Basta pensare alle notizie degli ultimi giorni sul caos suscitato a Roma per la mancanza di impianti di stoccaggio e trattamento della plastica. Eppure è un rifiuto apparentemente semplice da gestire. Questa carenza c'è sulla plastica, immaginate cosa può esserci sugli imballaggi contaminati o sulle terre contaminate".



"Il settore dei rifiuti è un settore che parla di produzione molto più di quanto si possa pensare classicamente", afferma Vincenzo Noce, che descrive un modello in cui i consulenti entrano nei processi produttivi dei clienti per intervenire sul rifiuto prima che venga generato. "I rifiutai storicamente erano quelli che ritiravano il rifiuto e basta. Oggi chi opera nel servizio ambientale è un professionista che studia i
processi produttivi affinché il rifiuto o non esista, tendendo allo zero waste".

Il riferimento normativo di questo approccio è il principio di prossimità, fissato dall'articolo 182-bis del Codice dell'ambiente insieme al principio di autosufficienza: i rifiuti vanno trattati in impianti appropriati più vicini possibile al luogo di produzione, con l'obiettivo di ridurre la movimentazione. Ogni chilometro percorso su gomma si traduce in emissioni e in costi di trasporto, voci che pesano sulla struttura industriale del comparto.

I tempi autorizzativi sono il punto su cui si concentra il dibattito interno al settore. "Se Vincenzo oggi avesse un'idea, prima di tre anni non riuscirebbe a metterla in atto. Abbiamo delle lungaggini fine a se stesse. Un professionista che vuole approcciarsi al nostro settore capita in una condizione di stallo senza giustificate motivazioni", afferma Alfredo Noce. Il presidente del consiglio di amministrazione introduce una lettura diversa: "C'è un contro-altare. Bisogna avere un approccio coraggioso. Spesso le lungaggini procedimentali esistono anche per buona ragione: condurre un'istruttoria amministrativa fino all'autorizzazione richiede competenze specifiche, e il settore ha bisogno di imprenditori e consulenti sempre più qualificati".

La riorganizzazione societaria degli ultimi anni ha portato in azienda Vincenzo Noce nel 2021, avvocato specializzato in diritto ambientale, ed Emilio Noce nel 2024, con competenze finanziarie e manageriali, accanto a una struttura di responsabili di funzione under 40 nelle diverse aree. "Numeri e KPI sono fondamentali: ci permettono di capire dove stiamo andando, misurare i risultati e prendere decisioni consapevoli. Ma da soli non bastano. Dietro ogni indicatore ci sono persone, competenze, motivazioni e capacità di lavorare insieme", sottolinea Emilio Noce.

Durante i rincari del carburante la società riferisce di avere mantenuto invariate le tariffe di trasporto senza trasferire l'aumento sui clienti. "In un momento di difficoltà ci si deve aiutare, non puntare il dito. Abbiamo voluto dimostrare solidarietà alla nostra platea di clienti. Non è stato un tema economico, ma un messaggio di ottimismo: siamo un partner, non solo un fornitore", spiega Vincenzo Noce.

Sulle prospettive del comparto il presidente indica una fase di selezione degli operatori: "La sensibilità ambientale sta aumentando esponenzialmente. Gli operatori sono sempre più professionalizzati, sempre più pronti alle sfide tecnologiche che portano al virtuosismo nella gestione dei rifiuti. Per chi vuole approcciarsi al settore con professionalità e serietà ci sarà spazio".

L'ISPRA, nel presentare il rapporto, ha letto la crescita del recupero di materia come il consolidamento di un modello orientato all'economia circolare, da rafforzare con investimenti in innovazione, tecnologie e competenze. La prossima edizione del rapporto, con i dati 2025, è attesa nell'estate 2027.