(Teleborsa) - Continua la crescita dei prezzi del petrolio, con i continui attacchi degli Houthi (sostenuti dall'Iran) verso l'Arabia Saudita che alimentano i timori di ulteriori interruzioni nelle forniture energetiche dal Medio Oriente, mettendo in secondo piano il fatto che consistenti flussi di petrolio stiano riuscendo ad uscire dal Golfo.
I futures sul greggio Brent sono in rialzo dell'1,1% 114,4 dollari al barile, mentre i futures sul greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) guadagnano l'1,4% a 100,8 dollari al barile.
Saudi Aramco, la compagnia petrolifera nazionale dell'Arabia Saudita, ha disposto ieri l'evacuazione della propria sede centrale a Dhahran, sul Golfo, vicino al Bahrein, in un contesto di intensificazione dei combattimenti, secondo quanto riportato da Reuters.
Guardando ai movimenti delle ultime ore, gli analisti di ING evidenziano che l'incremento è "trainato non tanto dai fondamentali attuali, quanto dal crescente timore per la tenuta dell'offerta. I mercati sono sempre più preoccupati per una nuova escalation nel Golfo Persico, uno scenario che potrebbe minacciare i flussi di petrolio, finora rimasti sorprendentemente stabili".
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe valutando la possibilità di riprendere la campagna militare contro l'Iran, con una serie di attacchi previsti dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre, secondo quanto riporta The Atlantic, citando alcune fonti ufficiali. Tra i potenziali obiettivi figurano l'arsenale missilistico e di droni iraniano, le infrastrutture energetiche e gli impianti nucleari, si legge nell'articolo. The Atlantic riferisce inoltre che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe sollecitato un'ulteriore ondata di attacchi prima delle elezioni in Israele; finora, tuttavia, Trump ha rifiutato di autorizzare un nuovo attacco prima del voto statunitense.
Inoltre, la stampa statunitense parla dell'evacuazione di truppe statunitensi da alcune basi in Medio Oriente. "È evidente che tali sviluppi non delineano uno scenario ottimistico - continuano gli analisti di ING - essi mettono in discussione la nostra precedente previsione, secondo cui le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti avrebbero favorito una de-escalation e una normalizzazione dei flussi e dei prezzi del petrolio. Al contrario, una nuova escalation appare oggi l'ipotesi più probabile".
Tre le altre indiscrezioni, il Wall Street Journal ha scritto che l'Iran ha avvertito che estenderà i propri attacchi ad aeroporti, oleodotti e altri obiettivi civili ed economici nei paesi vicini del Golfo Persico, qualora gli Stati Uniti e Israele dovessero riprendere la loro campagna aerea. Secondo il quotidiano, tali avvertimenti sono stati trasmessi sia pubblicamente che attraverso canali diplomatici riservati, con l'obiettivo di fungere da deterrente contro nuovi attacchi. Teheran dispone di ingenti scorte di missili e droni: secondo le stime degli analisti, possiede un arsenale che varia da centinaia a migliaia di missili balistici.
Tra le dichiarazioni arrivate nelle ultime ore, l'ambasciatore statunitense all'ONU Mike Waltz ha detto che Stati Uniti sono in grado di mantenere il blocco contro l'Iran "per il prossimo futuro", avvertendo Teheran della necessità di raggiungere un "accordo significativo" sul proprio programma nucleare, come riportato dal Financial Times.
Ieri, Trump ha affermato che, nell'ultima settimana, il volume di petrolio transitato attraverso lo Stretto di Hormuz ha raggiunto livelli senza precedenti - superiori persino a quelli registrati prima del conflitto con l'Iran - attribuendo tale fenomeno al blocco imposto dagli Stati Uniti. Trump ha rilasciato le dichiarazioni durante un comizio a Sioux City, in Iowa, tenuto a sostegno di Ashley Hinson, candidata al Senato statunitense in vista delle elezioni di metà mandato.