(Teleborsa) - La Banca del Canada ha aumentato oggi l'obiettivo per il tasso sui prestiti interbancari a un giorno (overnight rate) di 25 punti base, portandolo al 2,5%; il tasso ufficiale di sconto (Bank Rate) si attesta ora al 2,75%, mentre il tasso sui depositi è pari al 2,45%.

Date le prospettive attuali, si legge in un comunicato di Ottawa, l'inflazione risulta più elevata e persistente rispetto a quanto indicato nel rapporto di luglio. La crescita ha registrato un'accelerazione quest'anno e si prevede un ulteriore consolidamento. In questo contesto, il Consiglio direttivo ha deciso di aumentare il tasso di riferimento, al fine di ridurre il rischio che il perdurare di prezzi elevati dell'energia si propaghi in modo generalizzato ai prezzi di altri beni e servizi. I funzionari hanno quindi sottolineato che potrebbe rendersi necessario un ulteriore rialzo del tasso di riferimento, ma, data l’incertezza, hanno concordato di procedere con cautela.

Economia globale resiliente ma condizioni finanziarie più rigide

Dal Rapporto sulla politica monetaria di luglio, precisa l'istituto centrale canadese, l'attività economica globale si è mantenuta resiliente, nonostante i prezzi più elevati dell'energia. Data la perdurante resilienza dell'economia globale, la Banca ha rivisto leggermente al rialzo la crescita del PIL mondiale, portandola al 3,1% nel 2026, mentre le previsioni per il 2027 e il 2028 rimangono invariate rispetto a quelle di luglio, attestandosi al 3,2%.

Dallo scorso luglio, le condizioni finanziarie globali si sono irrigidite. I rendimenti dei titoli di Stato nelle economie avanzate sono aumentati. I mercati azionari e del credito hanno mostrato volatilità, a causa dell'incertezza sulle prospettive del settore dell'intelligenza artificiale.

Economia canadese: atteso rallentamento crescita nel 4Q causa nuovi dazi

In Canada, la crescita ha registrato un'accelerazione verso la metà dell'anno. Nel secondo trimestre, il PIL è cresciuto del 3,3% e gli indicatori più recenti suggeriscono una crescita di circa il 2% nel terzo trimestre; si tratta di un dato superiore alle attese contenute nel Rapporto di luglio.

Nonostante la persistente debolezza nei comparti colpiti dai dazi statunitensi, le esportazioni nel complesso si sono rafforzate, sostenute dalla solida domanda negli Stati Uniti, da una maggiore produzione di energia e da segnali crescenti di adattamento delle imprese al mutato contesto commerciale. Il tasso di disoccupazione si mantiene da diversi mesi intorno al 6,5%. Un'ampia gamma di indicatori continua a segnalare la presenza di un certo eccesso di offerta nell'economia.

A causa dei nuovi dazi statunitensi, si prevede un rallentamento della crescita nel quarto trimestre del 2026, seguito da una ripresa nel 2027. Tale rimbalzo sarà sostenuto dagli investimenti delle imprese, dalle esportazioni e da misure di politica fiscale. La crescita dei consumi dovrebbe moderarsi, mentre il settore immobiliare rimarrà relativamente debole.

L'economia canadese dovrebbe registrare una crescita dell'1% nel 2026 e del 2% nel 2027 e nel 2028. Si tratta di una proiezione di crescita complessiva leggermente più solida rispetto a quella contenuta nel rapporto di luglio. Tale previsione rimane tuttavia soggetta a una notevole incertezza, in particolare per quanto riguarda le relazioni commerciali tra Canada e Stati Uniti.

Inflazione persistente tra Medio Oriente e pressione sui costi

Data la persistenza di prezzi elevati del petrolio, l'inflazione misurata dall'indice dei prezzi al consumo (IPC) si è attestata intorno al 3% da aprile e si prevede che salirà a circa il 3,5% entro la fine dell'anno. Escludendo la benzina, l'inflazione a settembre è stata pari al 2,2%, mentre gli indicatori dell'inflazione di fondo rimangono vicini al 2%. Tuttavia, le pressioni sui costi stanno aumentando.

Sebbene finora le imprese abbiano in gran parte assorbito l'incremento dei costi, le indagini condotte dalla Banca centrale suggeriscono che, nel corso del prossimo anno, tali costi verranno trasferiti sui prezzi finali in misura maggiore. Le aspettative di inflazione a breve termine, sia da parte delle famiglie che delle imprese, sono aumentate, mentre quelle a lungo termine rimangono ben ancorate.

La combinazione di prezzi dell'energia destinati a rimanere elevati più a lungo del previsto e di un maggiore trasferimento dei costi sui prezzi finali contribuisce a rendere l'inflazione più persistente nello scenario delineato. Si prevede che l'inflazione IPC si attesterà in media al 3% nel 2027 – un punto percentuale in più rispetto alle proiezioni di luglio – per poi scendere al 2% verso la metà del 2028. I principali fattori di incertezza che gravano su queste previsioni riguardano gli sviluppi in Medio Oriente e le modalità con cui le imprese reagiranno alle pressioni sui costi.




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