(Teleborsa) - Il coordinatore della Struttura di missione per il Piano Mattei, Fabrizio Saggio, ha difeso in audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa del Senato e Esteri e Affari comunitari della Camera l'impostazione del Piano. "Il Piano Mattei è una strategia di interesse nazionale al servizio del Sistema Italia", ha detto, perché unisce cooperazione allo sviluppo, mobilitazione del settore privato e partenariato con le istituzioni finanziarie internazionali, "rafforza il posizionamento del Paese negli organismi internazionali, valorizza le imprese italiane, grandi e piccole, e sostiene occupazione ed export".

Saggio ha ricordato che il Piano conta 76 progetti avviati in 18 Paesi africani negli ultimi tre anni e che il G7 di Evian, sotto presidenza francese, lo ha incluso tra le principali partnership di sviluppo con l'Africa.

Il Fondo per il Clima

L'impiego delle risorse del Fondo italiano per il Clima destinate all'Africa "segue un processo decisionale articolato, rigoroso e trasparente", sottoposto ai controlli previsti, "a partire da quelli della Corte dei Conti". Cassa Depositi e Prestiti, che lo gestisce, "adotta procedure e criteri analoghi a quelli di Bei, Bers e delle principali istituzioni multilaterali di sviluppo" e si avvale di advisor esterni indipendenti. Le informazioni principali su decisioni e progetti sono pubblicate sul sito del governo.

Bilaterale e multilaterale

"Il Piano Mattei nasce come strategia di cooperazione bilaterale, con progettualità condivise ed elaborate in pieno coordinamento con le controparti africane. Non vi è alcuna contraddizione con la dimensione multilaterale, ma una positiva complementarità." Il partenariato con le istituzioni finanziarie internazionali, ha spiegato, produce "un effetto leva essenziale": senza di esso "molti progetti non potrebbero vedere la luce o costerebbero troppo per essere sostenibili". Saggio ha citato la Financing Facility con la Banca africana di sviluppo e "Mission 300", per portare l'energia a 300 milioni di africani entro il 2030: "Progetti di natura strategica e di dimensioni tali che nessuna singola nazione potrebbe realizzare da sola."

Il corridoio di Lobito

Il corridoio di Lobito è "un asse infrastrutturale capace di modificare radicalmente il volto di un'intera regione": coinvolge Angola, Repubblica democratica del Congo e Zambia, con il sostegno di Italia, Ue e Usa, su energia, trasporti, industria e telecomunicazioni. "L'Italia è l'unica Nazione europea a prendere direttamente parte al progetto", ha sottolineato Saggio, con progetti affidati a organizzazioni della società civile italiane e africane.