(Teleborsa) - Il CEO di Ferretti Group, Stassi Anastassov, ha scritto una lettera al leadership team per rispondere alle notizie di stampa sulle uscite dal management, sulle tensioni tra azionisti e su un possibile trasferimento della produzione in Cina. Dieci domande e dieci risposte, con un obiettivo dichiarato: evitare che dealer, agenti e manager dedichino tempo ai titoli dei giornali anziché ai clienti. "Del rumore mi occupo io. Non voi", scrive il manager.
Nei giorni scorsi La Repubblica e il Corriere della Sera hanno raccontato una serie di uscite dalla prima linea del gruppo, proprietario di marchi come Riva, Wally e Pershing. Dopo il chief operating officer Matteo Cecada e il responsabile della comunicazione Enrico Sgarbi, il general counsel Niccolò Pallesi ha rassegnato le dimissioni per giusta causa. Secondo indiscrezioni interne, anche due direttori commerciali sarebbero vicini all'uscita. La Repubblica ha inoltre riferito che il CdA, rinnovato a maggio sotto l'egida del gruppo statale cinese Weichai, ha bocciato un'offerta vincolante per il cantiere di La Spezia messo in vendita da TISG. Il quotidiano ha anche riportato il sospetto che Weichai voglia spostare progressivamente la produzione a Qingdao.
Su questo punto Anastassov è netto: "Non esiste alcun piano per trasferire in Cina la produzione degli yacht Ferretti". Il CEO ricorda che i sette marchi del gruppo vengono prodotti in sette cantieri, tutti in Italia. Cita poi il caso di Ancona, dove a ottobre la società ha ottenuto in 54 giorni l'autorizzazione ad ampliare la capacità del cantiere per costruire superyacht fino a 100 metri, dai 90 attuali. In un passaggio che sembra riferirsi alla mancata offerta su La Spezia, aggiunge: "Il mio lavoro è fare buoni investimenti. Non bei titoli sui giornali". Ogni acquisizione deve reggersi su strategia, prezzo, rischi e ritorno economico, e "dire no a un'operazione non significa dire no all'Italia".
Sulle uscite dei manager, il CEO spiega che alcuni cambiamenti e la soppressione di alcune posizioni fanno parte di un piano per rendere il gruppo "più snello, più veloce e più forte", mentre altri colleghi hanno scelto di lasciare l'azienda. L'obiettivo, scrive, è ridurre i livelli gerarchici e dare più autonomia alle persone. La nuova organizzazione prevede tre responsabili che riportano direttamente al CEO: Marco Ricci per la produzione, Danilo Giunchi per la ricerca e sviluppo e Massimiliano Amato per qualità e soddisfazione del cliente.
Sulla governance, Anastassov ricorda che Weichai detiene circa il 39,5% del capitale attraverso FIH e KKCG circa il 23,2%. "Io rispondo al Consiglio, non a un singolo azionista", scrive. Quanto alle dispute tra soci, il CEO ricorda che il Tribunale di Bologna ha respinto la richiesta di sospendere le delibere dell'assemblea di maggio, mentre il giudizio di merito prosegue. "Le dispute tra azionisti non detteranno la nostra strategia", sottolinea.
Il manager non nasconde le difficoltà del gruppo: "Se tutto fosse perfetto, non avremmo lanciato Good to Great", scrive, riferendosi al programma di trasformazione avviato. Nel terzo trimestre gli ordini sono cresciuti del 6,6% e i ricavi del 13,6% su base annua. Nei primi nove mesi, però, gli ordini restano in calo del 13,8%. "Quindi niente festeggiamenti prematuri", ammette Anastassov. "Ora dobbiamo dimostrarlo con continuità. Trimestre dopo trimestre".
Ferretti, il CEO Anastassov scrive ai manager: nessun piano per spostare produzione in Cina
06 novembre 2026 - 12.01