(Teleborsa) - Il Cavaliere non ci sta è definisce "ridicole" le motivazioni della sentenza sul caso Mediaset. I giudici della Corte d'Appello di Milano in primo grado hanno condannato l'ex premier a 4 anni di reclusione e cinque di interdizione dai pubblici uffici per frode fiscale nell'ambito dei processi sui diritti tv, spiegando che l'imprenditore di Arcore "nonostante i ruoli pubblici assunti" ha condotto "in posizione di assoluto vertice" la gestione dei diritti tv di Mediaset.
"Mai neppure un centesimo delle asserite violazioni fiscali mi è pervenuto così come parimenti risulta dagli atti", sostiene in una nota il leader del Pdl. "Tutti i proventi dei diritti sono rimasti in capo alle aziende di terzi che li commercializzavano. Vi è di contro la prova conclamata che alcuni dirigenti infedeli di Mediaset hanno ricevuto svariati milioni di euro per comperare tali diritti. E' ovvio che mai un imprenditore avrebbe potuto tollerare che i suoi dirigenti fossero pagati da fornitori per agevolare gli acquisti nella propria azienda. Se vi è ancora un barlume di buonsenso sull'applicazione del diritto e sulla valutazione del fatto questa sentenza non potrà che essere posta nel nulla riconoscendosi la mia assoluta innocenza".
I fedelissimi del Cavaliere si sono subito stretti al suo fianco, rilasciando dichiarazioni contro la magistratura. Tra queste quella del presidente dei deputati del Pdl, Renato Brutetta, secondo il quale "contro Silvio Berlusconi esiste una vera e propria persecuzione giudiziaria". "Siamo stufi", dichiara Brunetta aggiungendo che ormai "è chiaro a tutti che questa giustizia, questa minoritaria parte della giustizia italiana, non opera nell'interesse del Paese ma solo a fini politici. Non possiamo più accettare tutto questo".
Immediata la replica dell'ex presidente dei democratici, Rosy Bindi, che parla di un "ennesimo inaccettabile attacco all'autonomia della magistratura". "Sono anni che assistiamo a una sassaiola di parole ingiuriose con le quali si tenta di screditare l'operato dei giudici per alimentare un clima di diffidenza e sfiducia verso la giustizia", precisa la Bindi.