(Teleborsa) - Il mercato dei CDS, acronimo di Credit Default Swap, strumenti tramite cui ci si assicura dal fallimento di un prestito obbligazionario, non mostra alcuna evidente preoccupazione per il crescente rischio che la Grecia possa lasciare l’Eurozona, in quanto gli investitori contemplano già un futuro dell’Unione monetaria senza Atene.

Le probabilità di default, derivate dalle quotazioni dei CDS, visti come l'indicatore più puro del rischio di credito, sono drasticamente cadute quest’anno, per Italia, Spagna e Portogallo, a circa il 10%, mentre i dati diffusi da Markit, autorevole fornitore di dati sui rischi finanziari, aggiorna all’80% la possibilità che Atene abbandoni l’euro per tornare alla Dracma.

Nel 2012, al contrario, la minaccia di uno scollamento di Atene dall’euroblocco, aveva spinto al rialzo i rischi di uscita dall’euro anche per l’Italia, Spagna e Portogallo, con quotazioni dei relativi CDS salite tra il 40 e il 60%.

Durante la crisi del debito, per far fronte a questi rischi crescenti di disgregazione europea, la BCE e l’Unione Europea, hanno attivato un fondo di salvataggio e un meccanismo per trattare con le banche in difficoltà, inoltre la Banca centrale europea si è impegnata a fare tutto il necessario per salvare l'euro.

Visto il ruolo tampone della BCE e la più recente attivazione di un poderoso allentamento quantitativo, la banche della zona euro hanno un'esposizione limitata verso la Grecia e i governi non hanno mai avuto un più facile accesso ai mercati come ora, grazie proprio al programma di acquisto di asset per 1.100 miliardi di euro da parte della BCE, che dà agli investitori più fiducia sul reciproco rischio di credito.

"Notiamo che la Grecia è un caso isolato", ha detto Sandra Crowl, membro del comitato di investimento di Carmignac Gestion. "Siamo adesso in una situazione molto più agevole di quanto lo fossimo nel 2012”.

Alcuni analisti dicono che un’eventuale uscita della Grecia avrà limitate conseguenze, ma il suo impatto sugli altri membri del blocco è impossibile da quantificare e questo rende difficile per gli investitori proteggersi nel mercato dei CDS, da rischi che al momento “non si vedono”, ma si possono percepire.

Infine, il precedente Grecia potrebbe aumentare il timore che altri paesi deboli possano lasciare l’Unione monetaria? Il Portogallo è considerato il prossimo anello più debole, ma Lisbona sta attuando pienamente le riforme concordate con Bruxelles, quindi perché dovrebbe abbandonare l’euro?.

E come reagirebbero Berlino o la BCE in caso di Grexit? Sarà un processo controllato o un improvviso ritorno alla dracma?

“La verità è che Grexit è difficile da definire", ha detto lo strategist sui tassi di Societe Generale, Ciaran O'Hagan. "La gente parla di Grexit come se fosse una entità nota. Ma non è così. Il mercato non sta reagendo a questo rischio strisciante dell’uscita di Atene, proprio perché mostra coerenza con il fatto che ci sono molte sfumature di grigio e tutto può succedere”.