(Teleborsa) - Maniche della camicia rimboccate, lavagna e gessetti. Il Premier Matteo Renzi sale in cattedra per spiegare la riforma della scuola e la bontà di quanto proposto nel disegno di legge che tanto polverone sta alzando in questi giorni.

In un video girato a Palazzo Chigi e postato sul sito del Governo, il Presidente del Consiglio ha ribadito di essere aperto al dialogo ma di non accettare i boicottaggi (gli ultimi riguardano il boicottaggio degli Invalsi il possibile blocco degli scrutini).

Tra i punti salienti della riforma Renzi enumera:

- l'alternanza scuola-lavoro per far fronte al dramma della disoccupazione giovanile. "Nella Buona scuola si prevede finalmente l'alternanza scuola-lavoro per ridurre finalmente quel 44% di disoccupazione giovanile";

- più attenzione alla cultura umanistica, ossia maggior studio di storia, arte, musica e lingue che coniugano anche l'esigenza di educare il cittadino. "E l'idea di tornare ad investire su materie messe in secondo piano non è in contraddizione con le materie scientifiche", precisa Renzi;

- più soldi agli insegnanti. "Diamo più soldi agli insegnanti e non meno e non solo perché da lì dipende l'autorevolezza sociale ma perché è un fatto di giustizia" dice Renzi. Il merito? "Non è una parolaccia", è giusto che anche gli insegnanti siano giudicati. Quanto ai poteri del preside, se ne può discutere;

- l'autonomia, perché la scuola di Milano centro potrebbe avere caratteristiche diverse da quella di Mazara del Vallo e non è giusto che le scuole siano assoggettate al "potere delle circolari ministeriali che in stretto burocratese decidono il futuro dei ragazzi". E non è vero che i Presidi saranno "sceriffi" perché ci saranno sempre il Consiglio di Istituto, il collegio dei docenti e le famiglie;

- continuita` dell'azione educativa, ossia stop ad una educazione "spezzettata tra supplenti, controsupplenti e dintorni". Per questo il Governo ha scelto di assumere solo quest'anno centomila persone che avevano acquisito il diritto a essere assunte e con le quali lo Stato non aveva mantenuto la parola.

Riduzione dei giorni di vacanza per gli studenti e presidi Rambo che assumono l'amico dell'amico non sono invece presenti nella "Buona Scuola", ha poi precisato Renzi.

Quanto all'iter parlamentare del testo, la conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha deciso di posticipare il voto finale al 20 maggio.

I sindacati dal canto loro hanno accolto con molto scetticismo il tentativo di Renzi. "non gli crediamo, predica bene e razzola male" denuncia la FLC CGIL ribattendo punto per punto tutte le affermazioni del Premier. "Lei dice che l'Italia sta ripartendo ma senza la scuola non riparte. Lei dimostra di non conoscerla e la scuola non può seguirla su di un terreno che ne stravolge i connotati di libertà fondati sulla costituzione".

Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir: "Governo e Parlamento farebbero bene a concentrarsi sull’assunzione di 200mila precari, come indicato, a differenza di quanto sostiene il premier, proprio dalla Corte di Giustizia europea nello scorso autunno. Non siamo contrari al merito, ma alle modalità con cui viene imposto. Delegando i dirigenti scolastici a farlo, superando anche le graduatorie, arrivando in questo modo anche ad aggirare le regole di accesso alle professioni pubbliche. E che dire degli aumenti ad una fetta ristretta di personale, quando tutti attendono il rinnovo del contratto da sei anni e si ritrovano gli stipendi sotto l’inflazione? Su un punto siamo d’accordo con Renzi: quando dice che la scuola è di tutti. Allora lo dimostri ritirando la riforma".