(Teleborsa) - È una delle prime iniziative di Christine Lagarde ma rischia di ritorcersi contro la stessa neo presidente della Bce. Secondo il Financial Times Lagarde in vista del primo Consiglio direttivo sotto la sua presidenza – una riunione non operativa sulla politica monetaria fissata per domani, 13 novembreLagarde avrebbe invitato i governatori delle Banche centrali di tutto l'Eurosistema, a inviare "proposte" per migliorare le procedure di discussione interna dell'istituzione. Tuttavia – scrive il quotidiano britannico – finora sarebbero arrivate le risposte di 4 componenti, tutti apparentemente animati da un atteggiamento avverso alla linea espansiva portata avanti da Mario Draghi.

Le proposte ricevute spaziano spazierebbero, infatti, dal tenere voti formali su tutte le decisioni di politica monetaria all'impedire al presidente di preannunciare i futuri progetti dell'istituzione. Sul tavolo ci sarebbe anche quella di ridimensionare il ruolo della stessa presidenza, appena rilevata da Lagarde. In particolare sarebbe stata messa all'indice la possibilità da parte del presidente di annunciare i cambiamenti di policy prima di discuterli al Consiglio con l'obiettivo di impedire, in futuro, interventi verbali strategici come l'ormai celebre "whatever it takes" pronunciato da Draghi nell'estate del 2012.

Inoltre – continua il Ft – "almeno un componente del Consiglio vorrebbe voti formali su ogni decisione". Un aspetto che andrebbe a modificare la conduzione del Consiglio e della pubblicazioni di relativi verbali minando un meccanismo volto a a non favorire divisioni in un sistema decisionale che è espressione di una molteplicità di Paesi. Dalla sua nascita infatti la Bce ha scelto di procedere con un meccanismo decisionale basato sul "consensus", ovvero sulla mancata obiezione alle proposte che vengono presentate al Consiglio direttivo dal Comitato esecutivo e raramente si tengono voti veri e propri.