(Teleborsa) - La Banca d'Italia ha pubblicato lunedì il nuovo numero della collana "Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento" dal titolo "Rischio di mercato e rischio infra-strutturale nelle blockchain permissionless".
Le blockchain permissionless (PB) sono le infrastrutture di regolamento più comuni nell'ecosistema cripto e stanno suscitando crescente interesse nel settore finanziario poichè la loro adozione potrebbe offrire vantaggi in termini di costi e velocità rispetto alle soluzioni tradizionali.
Nell'articolo gli esperti della Banca d'Italia hanno discusso di come, in merito alle BP, il rischio di mercato per gli asset non garantiti possa trasformarsi in rischio di regolamento e cyber per gli asset garantiti.
Le implicazioni per i decisori politici non sono semplici. "Parte del settore finanziario sta valutando l'adozione di blockchain autorizzate, in cui solo le entità autorizzate possono eseguire validatori e le criptovalute non garantite non svolgono alcun ruolo. Tali schemi semplificano anche la conformità alle normative AML/CFT. Tuttavia, comportano costi più elevati rispetto al semplice collegamento a Ethereum o Solana, e almeno una parte dell'adozione dei PB nella loro forma attuale non può essere esclusa – anzi, esiste già".
Banca d'Italia evidenzia come le autorità di regolamentazione abbiano due opzioni. La prima consiste nel considerare "le PB del tutto inadatti all'adozione da parte degli intermediari vigilati, a causa della dipendenza dai prezzi dei token nativi". La seconda opzione invece prevede di "consentire l'adozione delle PB, implementando al contempo misure di mitigazione del rischio". Questa seconda posizione è più favorevole all'innovazione, "ma comporta sfide significative", sottolinea la Banca d'Italia.
Infatti, "nonostante l'esistenza di gruppi di coordinamento flessibili, le PB sono decentralizzate per natura e difficilmente possono essere trasformate in fornitori di infrastrutture tradizionali". Quindi "non ci si può aspettare che le banche centrali sostengano il prezzo dei token nativi emessi privatamente e soggetti a speculazione solo per mantenere l'infrastruttura funzionante e sicura".
Ad avviso degli esperti, la soluzione migliore potrebbe essere quella di "imporre obblighi agli emittenti di asset garantiti come le stablecoin, ad esempio l'adozione di piani di continuità operativa, come suggerito dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, in base ai quali viene mantenuto un database off-chain della proprietà degli asset e viene preselezionata una catena di emergenza per il porting degli asset in caso di interruzione. Potrebbero esserci divieti all'adozione delle PB che non soddisfano determinati requisiti in termini di budget per la sicurezza economica o di diversificazione del set di validatori".
Tali misure, conclude la Banca d'Italia, "non sono prive di costi e rischi, come favorire artificialmente i PB legacy rispetto a quelli più recenti, il che potrebbe persino esacerbare i rischi insiti in una crisi di fiducia innescata dall'obsolescenza". Pertanto, "sono necessari ulteriori sforzi per sviluppare un approccio politico coerente ed efficace".