(Teleborsa) - La vera sfida delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 non è solo rispettare il calendario dei Giochi, ma trasformare un programma straordinario di opere in un patrimonio stabile per il Paese: è questo il messaggio emerso dall’incontro “Opere, Territori, Sostenibilità. Da opportunità a valore permanente”, ospitato oggi al Circolo Filologico Milanese, nel pieno della fase più delicata di realizzazione delle infrastrutture olimpiche.

Milano-Cortina 2026 muove decine di interventi infrastrutturali distribuiti su più regioni – Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige – che riguardano mobilità, collegamenti ferroviari e stradali, impianti sportivi e opere di messa in sicurezza del territorio. Un programma che, per dimensione e complessità, impone un cambio di passo nella gestione del rischio e nel controllo delle opere pubbliche.

Il nodo centrale del confronto non è stato l’evento sportivo in sé, ma ciò che resterà dopo, e soprattutto come lo si sta costruendo oggi: sistemi di monitoraggio continuo, prevenzione strutturale, manutenzione programmata e integrazione tra sicurezza infrastrutturale e sostenibilità ambientale. Secondo quanto illustrato nel corso dell’incontro, l’obiettivo è superare il modello dell’opera “una tantum”, adottando fin dalla fase di realizzazione standard di controllo e gestione che possano diventare ordinari e replicabili anche oltre il perimetro olimpico.

"Le Olimpiadi si confermano un formidabile acceleratore: grazie ai Giochi mettiamo a terra circa 3 miliardi di euro in opere che i territori e le comunità aspettavano da oltre quarant’anni," ha spiegato Alessandro Morelli, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. "Parliamo di interventi trasversali che vanno dalla riqualificazione di dieci stazioni ferroviarie tra Lombardia e Veneto, all'ammodernamento di arterie cruciali come la Statale 36, fino alle nuove strutture sportive. L'obiettivo finale non è solo l'evento, ma lasciare infrastrutture che restino patrimonio quotidiano e tangibile per i cittadini". Un approccio condiviso da SIMICO, la società incaricata della realizzazione delle opere, che gestisce cantieri distribuiti su territori diversi, spesso complessi dal punto di vista geomorfologico e ambientale.

Al centro del dibattito, il tema del rischio infrastrutturale, particolarmente rilevante in un Paese caratterizzato da fragilità idrogeologiche e da una rete di opere spesso datata. In questo quadro, il ruolo delle autorità di controllo assume un valore strategico.

“Il salto di qualità sta nel passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione strutturata”, ha dichiarato Domenico Capomolla, Direttore di ANSFISA. “Lo sviluppo sociale ed economico dei territori generato dalle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 rappresenta un valore di lungo termine: infrastrutture efficienti e moderne significano posti di lavoro, maggiore competitività, miglioramento dell’accessibilità e della vivibilità per cittadini e turisti. Benefici rilevanti si registrano anche in termini di riduzione dei tempi di viaggio, dei costi operativi e delle esternalità negative – come congestione, emissioni e incidentalità – con un conseguente miglioramento della sicurezza dei trasporti, che è la missione di ANSFISA. Questi grandi eventi sono inoltre un’opportunità straordinaria per rigenerare e adeguare le infrastrutture esistenti alle nuove esigenze, migliorandone l’impatto ambientale e l’integrazione con il territorio.”

La sostenibilità, emersa come asse trasversale, non è stata declinata solo in termini ambientali, ma anche come capacità di governo nel lungo periodo. “Monitorare significa conoscere e prevenire”, ha spiegato Silvia Paparella, Direttore Generale di RemTech Hub. “Le tecnologie applicate alle infrastrutture consentono di ridurre rischi, costi futuri e impatti ambientali, aumentando la resilienza dei territori. Importante anche la testimonianza che viene dal mondo delle costruzioni sostenibili:“La qualità delle opere è il vero lascito dei grandi eventi”, ha sostenuto Fabrizio Capaccioli, Presidente del Green Building Council Italia. “Sostenibilità significa progettare pensando a trent’anni, non a tre settimane di competizioni.”

A portare la voce concreta "del campo" è intervenuta l’allenatrice di pattinaggio Franca Bianconi, forte di un percorso che attraversa sette edizioni dei Giochi, da Lake Placid a Milano-Cortina e che ha condiviso una riflessione che lega indissolubilmente la prestazione sportiva alla qualità degli investimenti strutturali. "Il pattinaggio è una sintesi unica di atletica e arte, dove anni di preparazione si giocano in pochi minuti," spiega Bianconi. "Tuttavia, l'alto livello non nasce nel vuoto: ha bisogno di luoghi dove l'ispirazione diventi pratica quotidiana. Se a Milano l'Agorà resta un'occasione persa, modelli come IceLab dimostrano invece che la gestione virtuosa degli impianti è la base di ogni successo". I numeri le danno ragione: in vista del 2026, sette dei nove atleti della nazionale provengono proprio dal centro d’eccellenza specializzato nel pattinaggio su ghiaccio di cui Bianconi fa parte. "Questa è la vera sfida della sostenibilità," conclude l’atleta. "La legacy olimpica non deve misurarsi solo nel medagliere, ma nella capacità di lasciare una cultura sportiva diffusa e infrastrutture che restino vive per la comunità ben oltre la cerimonia di chiusura".

Il messaggio che arriva da Milano è chiaro: la legacy di Milano-Cortina 2026 non si costruisce dopo l’accensione del braciere, ma ora, nelle scelte tecniche, nei sistemi di controllo e nella capacità di integrare sicurezza, ambiente e sviluppo. Un’eredità che, se mantenuta, potrà trasformare un evento straordinario in un modello permanente per le infrastrutture italiane.