(Teleborsa) - Da lunedì 2 febbraio, in seconda serata su Rai 1, torna XXI Secolo, il programma ideato e condotto da Francesco Giorgino, volto noto del giornalismo Rai e direttore dell’Ufficio Studi dell’azienda di servizio pubblico. Giunto alla sua terza stagione, il format della direzione approfondimento si ripresenta con un titolo e un sottotitolo forti: “XXI Secolo – Quando il presente diventa futuro”.

"È vero, è un titolo ambizioso – spiega Giorgino – ma lo è volutamente. Fin dalla prima edizione abbiamo scelto di osare. Sono un cultore del pensiero di Sant’Agostino, che sosteneva come l’essere umano si compia davvero quando riesce a tenere insieme passato, presente e futuro. Parlava del “presente del passato”, che è la memoria; del “presente del presente”, che è la consapevolezza del tempo in cui viviamo; e del “presente del futuro”, che è la visione. È esattamente ciò che proviamo a fare con il nostro programma".

Un riferimento filosofico per un programma televisivo può sorprendere, ma per Giorgino è una scelta naturale: "Anni fa ebbi una discussione con Giovanni Sartori, che nel suo libro Homo videns criticava duramente la televisione. Io credo invece che la tv possa essere fatta in tanti modi: anche alzando l’asticella, trasferendo conoscenza e stimolando il pensiero critico. Dipende da come la si utilizza".

Le caratteristiche di XXI Secolo sono chiare e ben definite: "Cerchiamo di proporre narrazioni che tendono a valorizzare anche ciò che di buono accade nel nostro Paese, non solo le criticità. Usiamo uno stile pacato, non urlato, che è proprio del servizio pubblico. Offriamo pluralità di chiavi interpretative, tocchiamo molti temi diversi e manteniamo una forte vocazione divulgativa. Il mio essere sia giornalista sia professore universitario mi spinge a rendere accessibili a tutti anche le questioni più complesse".

La terza stagione porta con sé importanti novità. "Quest’anno avrò accanto a me un pubblico di giovani universitari, espressione della Generazione Z. È un modo per confrontarci direttamente con chi rappresenta il futuro del Paese. Inoltre abbiamo allestito a Saxa Rubra, pur andando in onda da via Teulada, un vero e proprio data center e un social media center. Vogliamo raccontare la realtà partendo dai dati e osservare come i temi delle puntate vengono discussi sul web".

Il programma, infatti, mescola linguaggi e formati diversi. "Si regge su tre pilastri: la parola, parlata e scritta, supportata dalla grafica; le immagini, con reportage e servizi; e i dati. Ogni puntata si apre con un mio editoriale, poi c’è il faccia a faccia con un protagonista della politica, dell’economia, degli esteri o della cronaca. Segue la parte di approfondimento vero e proprio, con ospiti in studio o in collegamento, analisi e storie. E in chiusura una conversazione con un esponente del mondo dello spettacolo, per scoprire la persona oltre il personaggio".

L’obiettivo per questa nuova edizione è chiaro: "Vogliamo consolidare il programma nel palinsesto di Rai 1 e negli ascolti, che già nella seconda stagione sono cresciuti rispetto alla prima. Ma soprattutto vogliamo continuare a fare un vero servizio pubblico e innovare il modo di fare approfondimento in televisione. Raccontare il presente con serietà, metodo e apertura mentale è il modo migliore per aiutare il futuro a prendere forma".