(Teleborsa) - Oltre 120 milioni di euro tra sequestri e confische nel 2024, secondo i dati della Direzione Investigativa Antimafia: è uno degli indicatori che, nell’analisi realizzata da Paola La Salvia, richiama l’attenzione sul rischio di infiltrazioni nella filiera degli appalti e delle grandi opere, in una fase in cui la concentrazione di cantieri e investimenti aumenta e la pressione a “fare in fretta” può crescere.
Il punto, oggi, non è immaginare un fenomeno che si manifesti necessariamente con segnali eclatanti, bensì la dinamica più insidiosa è quella che opera per accumulo: ingresso nell’economia legale, mimetizzazione tra società e subforniture, capacità di sfruttare passaggi procedurali e fragilità del mercato. In un contesto produttivo ricco di filiere e intermediazioni, la complessità diventa un fattore da governare, perché può trasformarsi in opacità e rendere più difficile ricostruire responsabilità, proprietà effettiva e provenienza dei capitali lungo la catena degli affidamenti. Il rischio tuttavia non si esaurisce sul piano penale ma tocca direttamente l’economia reale. Quando entrano in campo società schermo, capitali che si presentano come “supporto” a imprese in difficoltà, offerte anomale o ribassi insostenibili, l’effetto si scarica sul mercato e sulla concorrenza. Gli operatori corretti vengono penalizzati, la qualità dell’esecuzione può ridursi, e il costo finale è anche reputazionale e sociale, perché si erode fiducia e si sottraggono risorse allo sviluppo sano del territorio.
Anche i provvedimenti di prevenzione restituiscono un quadro che merita attenzione. Nel 2024, in Lombardia sono state emesse circa 50 interdittive antimafia, mentre nello stesso anno il totale nazionale supera le 760; i dati 2025, seppure parziali, segnalano un ulteriore incremento dei provvedimenti prefettizi. Numeri che possono indicare una capacità di reazione più forte, ma anche una pressione costante sui comparti più appetibili, soprattutto quando i flussi di spesa accelerano. In questo scenario, assume peso anche l’evoluzione delle forme associative: la sentenza del processo “Hydra” viene richiamata come segnale della capacità delle organizzazioni criminali di cooperare e convergere su un obiettivo ad alta redditività, cioè l’accesso al mercato legale e alle risorse pubbliche, specie nei periodi in cui aumentano opere, affidamenti e subappalti.
Con l’avvicinarsi di Milano-Cortina 2026, il “fattore tempo” diventa poi un acceleratore dove più gare implicano più passaggi lungo la filiera con conseguente maggiore frammentazione operativa. È una condizione fisiologica dei grandi programmi infrastrutturali, ma proprio per questo richiede presìdi continui e non intermittenti. Gli strumenti di controllo e prevenzione, dalle verifiche ai monitoraggi, fino al contrasto patrimoniale, sono presenti ma a nulla valgono quando la velocità rischia di diventare l’unico parametro percepito. I prossimi giochi Olimpici Invernali non sono quindi solo una sfida sportiva, ma un test di credibilità per le Istituzioni, una condizione di successo dell’intero programma di opere e della reputazione del territorio. Rendere più trasparenti i flussi, rafforzare la tracciabilità e chiarire le responsabilità lungo la catena dei subappalti significa proteggere imprese sane, concorrenza e qualità della spesa. Perché l’eredità di una stagione di investimenti non si misurerà soltanto in impianti e infrastrutture, ma nella capacità di tenere insieme tempi, qualità e legalità, tutelando lavoro e fiducia civile.
Oltre 120 milioni tra sequestri e confische: "Legalità" come condizione per l’eredità Milano-Cortina
La fotografia dell’Analista Criminale Paola La Salvia: il rischio di infiltrazioni mafiose si misura nella capacità di penetrare l’economia legale. I segnali di pressione aumentano e l’attenzione si concentra su filiere, subappalti e tracciabilità dei flussi
03 febbraio 2026 - 18.19