(Teleborsa) - Le garanzie pubbliche sul credito esplose negli anni della pandemia hanno avuto un effetto "metadone" sulla concessione di prestiti alle imprese da parte delle banche italiane, e - con il loro ritiro - la concessione di denaro agli imprenditori si è ristretta molto. Se a questo si aggiunge che i grandi istituti sono "seduti" su miliardi di depositi a tasso zero e hanno poco interesse ad analizzare situazioni aziendali rischiose, aumentano le opportunità di crescita per quegli operatori specializzati e agili che riescono ad affiancare alla concessioni di credito anche servizi a 360 gradi per chi guida le aziende. Ne è convinto Paolo Gesa, da ottobre 2025 amministratore delegato di Credito Lombardo Veneto (Banca CLV) e impegnato nella messa a terra del nuovo piano dopo il completamento di un aumento di capitale da 20 milioni di euro a dicembre.

"Il nuovo piano poggi su due macro piloni, uno quello della banca commerciale che CLV ha sempre sviluppato e l'altro è quello di essere sempre più una banca specializzata - spiega Gesa a Teleborsa - In quest'ultimo, che è quello con più valore aggiunto, vogliamo operare in quei segmenti del mercato del credito dove ci sono delle opportunità - in termini di ritorno aggiustato per il rischio - maggiori rispetto a fare credito in maniera più tradizionale".

Banca CLV ha creato un team focalizzato sullo special lending e dedicato in primis alle cartolarizzazioni su diverse asset class, dai finanziamenti alle PMI ai crediti commerciali e verso la pubblica amministrazione, fino alle operazioni immobiliari. Dall'altro lato, l'istituto si sta specializzando in finanziamenti in situazioni di turnaround, cioè di aziende che hanno dei business solidi e cash flow aziendali dimostrabili, ma che per alcuni motivi non sono supportate dal sistema bancario tradizionale perché si trovano in fasi di stress finanziario. Il piano cerca quindi di rispondere a quella che Gesa indica come "eredità" degli ultimi anni di credito, "che non sempre è stato dato con criteri appropriati, perché le garanzie pubbliche hanno di fatto aperto i rubinetti con prestiti troppo facili e spesso non basati sulle reali esigenze delle aziende, che si sono trovate poi in situazioni di squilibrio finanziario".

Sul fronte più tradizionale di banca commerciale, Banca CLV - fondata nel 2012 con l'obiettivo di riportare una "brescianità" bancaria sul territorio, promossa da figure come Aldo Bonomi e sostenuta da investitori locali - sta "facendo dei ragionamenti sulla possibile espansione - racconta l'AD - In questo momento siamo focalizzati sul mettere a terra queste le nuove aree di business, ma nel medio periodo c'è l'intenzione di rafforzare la presenza commerciale su altri territori. In particolare, stiamo guardando alle principali piazze del Veneto e a Milano, che sarebbe una naturale espansione". Oggi Banca CLV ha filiali a Brescia - dove ha sede anche la direzione dell'istituto -, Sarezzo (BS) e Bergamo.

Nell'aumento di capitale, i soci storici hanno confermato in modo significativo il proprio impegno nel progetto, sottoscrivendo complessivamente 10 milioni di euro, mentre la restante parte è stata sottoscritta da nuovi investitori, tra cui soggetti istituzionali quotati come Banco di Desio e della Brianza e First Capital, oltre a gruppi industriali e finanziari di primo piano, tra cui Orion Holding, gruppo bresciano attivo nei servizi finanziari specializzati e di cui fa parte anche My Credit. L'AuCap è "servito principalmente per rafforzare la dote di capitale che è necessaria per far crescere la banca e raggiungere una massa critica idonea a conseguire una redditività consona rispetto al costo del capitale e maggiore rispetto a quella della piccola banca commerciale che eravamo fino a poco tempo fa - sottolinea Gesa - L'obiettivo di questo piano è aggiungere segmenti a valore aggiunto per raggiungere redditività in target rispetto a quello del sistema bancario". L'obiettivo di Banca CLV, da qui al 2029, è mettere a segno una crescita dei principali aggregati del 10% all'anno, sostanzialmente raddoppiando le masse in un orizzonte di 4-5 anni e raggiungere un ROE stabilmente superiore al 10%.

In merito al metodo per raggiungere questi obiettivi, Gesa dice: "Non vogliamo fare solo la banca che fa credito specializzato, ma prenderci il cliente a 360 gradi e questo differenzia il nostro progetto rispetto ad altri operatori di finanza specializzata. Noi ovviamente abbiamo il DNA della banca commerciale, l'abbiamo fatta fino ad ora, ma con un approccio orientato a vedere opportunità dove altri vedono invece problemi". L'organico di Banca CLV conta oggi circa 45 persone e l'obiettivo è arrivare nel giro di 18 mesi a 65 persone per potenziare sia lo sviluppo commerciale che l'analisi del credito, per avere un processo di delibera rigoroso ma veloce.

Sul fronte della governance, "ci sarà un rinnovamento abbastanza pesante nelle prossime settimane per riflettere i nuovi equilibri degli azionisti, pur garantendo una continuità perché i soci di riferimento che hanno fondato la banca hanno partecipato in maniera importante all'aumento di capitale". Sicuramente arriverà un nuovo presidente, che sostituirà Giambattista Bruni Conter, in carica dal 2016.

Oltre all'implementazione di nuovi servizi, Gesa sta "tenendo gli occhi aperti" sul fronte dell'M&A e ammette che sta "guardando e valutando realtà di piccola e media dimensione che possono portare opportunità di business interessanti", aggiungendo che "potrebbero essere dei processi che ci danno reciproca crescita, ma devono essere correnti col nostro modello, quindi o nicchie del mercato del credito o complementari ai nostri servizi per migliorare la capacità di fare cross-selling". L'AD non si sbilancia sulla preferenza tra fintech, rami di banche o altre società, perché si dice "piuttosto flessibile e quindi aperto a soggetti che potrebbero avere delle sinergie".

Per quanto riguarda l'azionariato, ipotetici cambiamenti andranno di pari passo con opportunità di accelerare la crescita. "L'inizio dell'anno è stato particolarmente frizzante, ci sono molte opportunità e non posso escludere che a un certo punto - per dare una accelerazione importante al piano - possa essere opportuno valutare un'ulteriore iniezione di capitale", dice il banchiere, che in passato ha lavorato a lungo per Banca Valsabbina e più di recente per Officine CTS, azienda che fa parte del gruppo internazionale Cerberus Capital Management ed è specializzata in NPL. In altre parole, sarà proposta un'iniziazione di capitale agli azionisti "solo a fronte di opportunità che possono portare dei risultati significativamente superiori a quelli che abbiamo messo nel piano".

Nel medio termine non è esclusa una quotazione in Borsa, anche se al momento questa possibilità appare lontana. "Il focus principale è portare risultati concreti nel minor tempo possibile - afferma Gesa - In un secondo momento, mi piacerebbe garantire una liquidabilità dell'investimento ai nostri soci, quindi non escludiamo la quotazione in Borsa, ma ci devono essere le condizioni giuste e vedere anche quale può essere il mercato giusto per valorizzare la nostra realtà. Ma prima appunto ci deve essere una realtà da valorizzare e stiamo correndo per mettere a terra il piano e crescere".