(Teleborsa) - Un 2025 complesso, segnato da tensioni geopolitiche e valutarie, che però non ha fermato la crescita organica e il recupero della marginalità. Renato Semerari, CEO di Intercos, leader globale nella creazione, produzione e commercializzazione di prodotti cosmetici, traccia a Teleborsa il bilancio di un anno sfidante e delinea la roadmap al 2026: una rivoluzione "culturale" nella Ricerca & Sviluppo, espansione industriale in Asia e una strategia M&A mirata a colmare il gap nello skincare americano.


Un 2025 "non brillante" per il mercato, ma i margini crescono

Se i primi nove mesi del 2025 hanno registrato ricavi per 785,6 milioni di euro (+2,9% a tassi costanti) e un EBITDA rettificato in crescita del 12,3% a 115,9 milioni, il contesto macroeconomico non ha fatto sconti. "Il 2025 è stato un anno non particolarmente brillante per il mercato in generale - ammette Semerari - Le tensioni geopolitiche e l'incertezza legata alle guerre commerciali hanno creato molta confusione. Era previsto un atterraggio dei tassi di crescita europei, cosa puntualmente successa. Ci si aspettava che la Cina riprendesse, e così è stato con un +5%, ma quello che non era atteso era la difficoltà del mercato americano, che non ha registrato crescite a livello di volumi. È mancato il supporto del pilastro americano".

A pesare è stato anche l'effetto cambi, particolarmente severo nella seconda metà dell'anno: "Non solo il dollaro: per noi hanno un impatto molto importante anche la valuta cinese e quella coreana, che si sono svalutate. In realtà è l'euro che si è apprezzato rispetto a tutti", spiega il CEO, sottolineando però la resilienza del modello di business che gode di un "hedging naturale" acquistando e vendendo in valuta locale.

Asia: investimenti record per raddoppiare la capacità

In controtendenza rispetto ai timori globali sulla Cina, Intercos ha continuato a macinare risultati in Estremo Oriente, rendendo necessario un massiccio piano di investimenti in conto capitale (Capex), saliti al 6-7% del fatturato per il triennio in corso (contro una media storica del 4-5%).

"Siamo cresciuti molto negli ultimi anni, fino al 2024 abbiamo avuto crescite superiori al 20% sia in Cina che in Corea, e abbiamo continuato a crescere a doppia cifra nel 2025 guadagnando quote di mercato", spiega Semerari. "Eravamo arrivati a un punto in cui avevamo bisogno di spazi, perché se non hai lo spazio dove mettere le macchine crei un cap alla crescita. In Corea abbiamo raddoppiato, costruendo un secondo building attaccato a quello precedente. In Cina abbiamo allargato uno degli stabilimenti. Questo ci consentirà di avere gli spazi necessari per i prossimi verosimilmente dieci anni".

Il piano industriale è globale: dopo l'ampliamento del sito di Como (skincare e Hair&Body), dove è stato creato un nuovo edificio per la produzione di profumi selettivi, e quello in Polonia, il gruppo sta lavorando all'espansione in India e a un "grosso progetto" vicino a Crema dedicato al make-up, che sarà completato nel 2028.

USA: dazi "boomerang" e nodo M&A

Sul fronte americano, l'analisi di Semerari sulle politiche protezionistiche è tranchant: i dazi disincentivano la produzione locale nel beauty a causa della dipendenza dal packaging asiatico. "Se nel costo di un prodotto il 50% è packaging importato dalla Cina con dazi al 50%, e invece si può produrre in Corea o Italia pagando solo il 15% sul prodotto finito, conviene non produrre in America. Le politiche doganali di Trump, pensate per incentivare l'industria, nel nostro settore la massacrano".

Gli USA restano però l'obiettivo prioritario per l'M&A, necessario per colmare il gap nello skincare e hair & body, dove Intercos è meno presente. La società ha infatti due stabilimenti in America, ma che sono al 99% sul make up, non essendo quindi equipaggiata per cogliere le opportunità che ci sono sul mercato americano, dove crescono tantissimi emerging brands.

"L'M&A ha lo scopo di coprire un buco nel nostro footprint industriale", spiega il CEO, avvertendo però sulle valutazioni irrealistiche delle target private: "In qualsiasi piano di acquisizione bisogna comunque avere ROI che abbia senso. Se i multipli delle quotate sono la metà rispetto a quello che richiedono i venditori privati, il business plan diventa difficilmente sostenibile".

"Da una parte, di quello che abbiamo visto negli ultimi 18 mesi, è fatto da private equity che sono dentro da 4-5 anni in determinate società ma non sono pronti a vendere perché sanno di non riuscire a ottenere i ritorni che si aspettavano, quindi vediamo allungarsi i tempi di mantenimento di quote da parte di private equity - racconta il CEO - Dall'altra parte, quelli che ci hanno provato in realtà non hanno venduto: noi nell'ultima operazione concreta in cui siamo andati in fondo nella fase due, quindi con tutta la due diligence fatta, alla fine non abbiamo trovato un accordo a causa di queste differenze di multipli, ma loro comunque non hanno venduto, quindi non siamo stati noi che avevamo il braccino corto".

Outlook 2026: "Fine della globalizzazione estrema" e focus sui margini

Guardando al futuro, Intercos sta attuando una riorganizzazione strategica della ricerca e sviluppo (R&D) per adattarsi a un mondo meno globalizzato. "L'era dell'estrema globalizzazione è finita", osserva Semerari. "Abbiamo deciso di far riportare la R&D locale direttamente ai General Manager delle subsidiary, per accelerare lo sviluppo di formule localmente rilevanti. È un cambio culturale necessario".

Quindi più un cambio culturale e di processi interni che organizzativo vero e proprio in termini di costi e di numero di persone. "A parte Cina e Corea, che già godevano di maggiore autonomia, tutto il network riportava alla sede centrale corporate, il che aveva vantaggi su tutto quello che riguarda lo sviluppo più di lungo termine, ma per lo sviluppo di prodotti sui trend locali è uno svantaggio perché allunga il processo decisionale e a volte crea anche un po' un blocco, perché se il centro non crede in quello che il mercato sta vedendo non puoi cogliere quel trend - aggiunge - Questo cambio culturale ci consentirà di accelerare sullo sviluppo di portafogli formule localmente più rilevanti".

Dal punto di vista finanziario, la priorità resta l'incremento della marginalità, già perseguito con successo nel 2025 riducendo il focus sul segmento hair & body a favore dei pilastri storici: "Nel 2024 siamo cresciuti tantissimo su hair & body e abbiamo voluto ricalibrare la rotta più sui due pilastri storici dell'azienda che generano una marginalità maggiore e che infatti ci hanno consentito di recuperare marginalità, che è un po' quello che anche il mercato ci rimproverava nonostante una ottima top line".

Per il futuro, i vettori di crescita geografica guardano oltre la Cina e la Corea: "Spingiamo fortemente sull'India, dove abbiamo ritorni molto positivi, sui mercati emergenti come il Brasile e guardiamo con sempre più interesse al Sud Est asiatico".

Borsa: "frustrazione" per un titolo che non rispecchia i fondamentali

Il tema caldo resta la valutazione del titolo a Piazza Affari. Sceso dai quasi 17 euro di metà 2024 ai circa 12 euro attuali, il valore delle azioni Intercos appare al management disallineato rispetto alla realtà aziendale.

"C'è una frustrazione generale", dichiara senza mezzi termini Semerari. "Se guardiamo indietro a quanto è cresciuta la società dal momento della quotazione e vediamo la market cap attuale, semplicemente non capiamo. Parliamo di una società che è cresciuta di più del 50% dalla quotazione a oggi e che vale un po' di meno di allora".

Il CEO, pur ammettendo che diversi private equity si sono fatti avanti vista la sottovalutazione del titolo, ribadisce la fiducia della famiglia Ferrari e lancia un segnale chiaro al mercato: "La società è molto più grande, ha molto più profitto di quello che faceva cinque anni fa. Pensiamo di essere un ottimo investimento, tant'è vero che abbiamo deciso di fare un buyback perché riteniamo di essere sottovalutati. La famiglia non ha nessuna intenzione di vendere, quindi i motivi per cui prese la decisione di andare in Borsa rimangono validi".

Il titolo Intercos è seguito ora da 11 banche d'affari (l'ultima ad avviare la copertura è stata Mediobanca a gennaio con un target price a 15 euro), il management partecipa a tutte quante le investor conference rilevanti e si muove molto anche in autonomia organizzando meeting con investitori che vengono anche a visitare stabilimenti e showroom. Il CEO osserva che "l'anno scorso c'è stato un de-rating del settore molto violento e speriamo che si chiarisca un po' quest'anno", ma comunque si continuano a vedere movimenti molto bruschi in occasione delle trimestrali. Semerari cita il caso di Estée Lauder, che ha dato un outlook non particolarmente positivo, con le incertezze un po' del mercato, ma ha comunque aumentato la guidance: "Ha perso il 19% in Borsa pur avendo fatto una trimestrale più che dignitosa. Mi pare tutto estremamente volatile ed estremamente esagerato in termini di reazioni".