(Teleborsa) - Il settore idrico è un catalizzatore di investimenti, che negli ultimi anni ha sicuramente beneficiato della dotazione del PNRR, ma lo scenario potrebbe cambiare nei prossimi anni se non interverranno investimenti privati, anche perché le tariffe idriche, seppur in crescita, restano inferiori alla media europea. Un elemento che limita la capacità di autofinanziamento dei gestori e rende cruciale la raccolta di capitali provati.

È quanto si evince dall’ultimo report della Community Valore Acqua di TEHA, presentato nel corso dell’incontro dedicato alle prospettive post-PNRR, da cui emerge che, dal 2027, anno in cui non saranno più disponibili le risorse europee, gli investimenti nel settore idrico potrebbero restare vicini ai 100 euro pro capite (98 euro) solo con il sostegno di capitali privati.
.
Secondo le analisi TEHA, infatti, con la fine delle risorse straordinarie del PNRR, gli investimenti dei gestori idrici sono destinati a ridursi del 20%, scendendo a 83 euro per abitante in assenza di contributi privati. Nel 2026 gli investimenti pro capite sono già stimati in calo a 87 euro pro-capite, di cui 55 euro rivenienti dalla tariffa idrica e 32 euro da finanziamenti pubblici; nel 2027, invece, le proiezioni indicano un ulteriore calo a 83 euro, derivanti per il 72% dalla tariffa (63 euro) e per il 28% da risorse pubbliche (23 euro).

"I nostri dati – ha spiegato Benedetta Brioschi, partner TEHA - confermano che senza un apporto significativo del capitale privato il sistema idrico nazionale rischia di non sostenere il ritmo degli investimenti necessari dopo il 2027. L’ingresso di risorse private non è più una possibilità, ma una condizione imprescindibile per garantire qualità, resilienza e sicurezza delle infrastrutture idriche".

La Community Valore Acqua di TEHA – che a marzo presenterà la settima edizione del Libro Bianco sull’Acqua in Italia – stima che il capitale privato potrebbe contribuire fino al 18% dei futuri investimenti post-PNRR, integrando circa 15 euro pro-capite in termini di investimenti, che porterebbero il totale per abitante a quasi 100 euro dal 2027. Secondo le proiezioni, il 10% dei gestori prevede di ricorrere al partenariato pubblico-privato, mentre l’8% punta su finanziamenti privati diretti

"L’apporto dei capitali privati – ha aggiunto Brioschi - potrà colmare un divario strutturale ormai evidente garantendo continuità agli sforzi avviati con il PNRR e sostenendo le priorità del servizio idrico che ogni territorio richiede, dalla continuità del servizio alla transizione digitale".

Dal report emerge anche che, nel 2024, la tariffa idrica media italiana ha raggiunto 2,5 euro per metro cubo, registrando un aumento del 26% rispetto al 2019, quando non arrivava a 2 euro. Tuttavia, la tariffa resta nettamente inferiore alla media europea che ammonta a 3,6 euro per metro cubo e molto distante dai primi 10 Paesi europei, che registrano una media di 5,4 euro per metro cubo, per raggiungere 11 euro in Danimarca.