(Teleborsa) - L'oro è scivolato nuovamente sotto la soglia dei 5.000 dollari l’oncia, complice una fase di prese di profitto dopo il balzo della seduta precedente alimentato dai dati sull’inflazione statunitense. Il metallo prezioso ha ceduto fino all’1,5%, invertendo parte del guadagno del 2,4% registrato venerdì, quando l’aumento moderato del CPI di gennaio aveva rafforzato le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve.
La liquidità ridotta nelle ore asiatiche, complice la chiusura dei mercati cinesi per il Capodanno lunare, ha accentuato la volatilità. La domanda di oro in Cina è stata particolarmente vivace negli ultimi mesi, tanto da spingere le autorità di Shenzhen a mettere in guardia contro pratiche di trading non autorizzate rivolte agli investitori retail.
Secondo gli addetti ai lavori, il metallo giallo resta comunque in una fase di consolidamento dopo il rally che a fine gennaio lo aveva spinto oltre i 5.595 dollari l’oncia, seguito da un brusco sell-off che lo aveva riportato vicino ai 4.400. Da allora, l’oro ha recuperato circa metà delle perdite, muovendosi in un contesto di scambi irregolari.
Oro sotto i 5.000 dollari: prese di profitto e scambi sottili frenano il rally
16 febbraio 2026 - 09.30