1 - L'interscambio commerciale Unione Europea-Africa
Secondo i dati provvisori, l'interscambio tra Unione Europea ed Africa dovrebbe aver superato, nel 2025, i 400 miliardi di euro. Nell'ambito dell'Unione, i paesi con maggiore presenza commerciale in Africa sono la Germania, leader nell'export di tecnologia, e la Francia, particolarmente presente nelle zone francofone, ambedue con un interscambio che è oscillato, negli ultimi anni, tra i 55 e i 60 miliardi di euro.
2 - La minaccia cinese
Il punto delicato è che, nello scacchiere africano, la Cina supera abbondantemente qualsiasi altra nazione, avendo fatto registrare nel 2024 un interscambio di oltre 300 miliardi abbinato ad un surplus commerciale di oltre 60 miliardi, dati oltretutto in forte aumento. Da evidenziare poi che la posizione dominante della Cina non deriva solo dal primato commerciale, ma anche dal fatto che Pechino è il primo prestatore di capitale in Africa ed è anche il principale costruttore di infrastrutture nel continente africano.
3 - La posizione dell'Italia
Dopo Germania e Francia, l'Italia è la terza nazione dell'Unione Europea per rapporti commerciali con il continente africano. Più in particolare, il nostro interscambio, secondo i dati provvisori, avrebbe raggiunto, nel 2025, i 55 miliardi di euro, dunque sempre più a ridosso di Germania e Francia. Interessante evidenziare, poi, che parallelamente all'aumento del nostro interscambio, il nostro deficit commerciale strutturale con l'Africa si è sostanzialmente dimezzato nell'ultimo triennio.
4 - L'Italia ed il piano Mattei per l'Africa
Non c'è dubbio che l'interscambio Italia-Africa potrebbe essere ulteriormente spinto grazie al piano Mattei, varato dal governo Meloni nel gennaio del 2024. Tre gli aspetti principali del piano: 1) si tratta di un programma a trazione italiana volto ad attivare tra Italia ed Africa una strategia "win-win" dove vincono tutti, che contribuisce, da una parte, a una crescita strutturale, sia economica che sociale dei Paesi africani, e dall'altra, genera dei partenariati industriali in grado di favorire l'accesso delle nostre imprese ai mercati locali. L'auspicio è che poi il piano Mattei possa fare da innesco a piani europei più ampi, in modo da moltiplicare le risorse a disposizione. 3) il Piano si basa su sei settori di intervento (istruzione, agricoltura, salute, energia, acqua ed infrastrutture), ha una dotazione iniziale di 5,5 miliardi e al momento coinvolge 14 Paesi africani. 3) attualmente sono stati finanziati, grazie anche agli interventi delle agenzie italiane per l'internazionalizzazione SIMEST e SACE, 17 progetti in nove Paesi. A titolo di esempio, in Tunisia, è stato realizzato un progetto per il riutilizzo delle acque reflue, mentre in Algeria 36.000 ettari semi desertici sono stati convertiti alla produzione di grano. Dunque, un'iniziativa decisamente interessante, considerando che il continente africano raggiungerà nei 2050 i 2,5 miliardi di abitanti, ma che oggi genera solamente il 3% del PIL mondiale.