(Teleborsa) - Il Consiglio dei ministri presieduto dalla presidente Giorgia Meloni ha approvato in esame preliminare, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, il decreto legislativo che introduce una "riforma organica e il riordino del sistema sanzionatorio" del Testo Unico delle Finanze (TUF).

L'intervento, che attua la delega della "legge di riforma dei mercati dei capitali" del marzo 2024, mira a rendere più efficiente la vigilanza, "selezionando le condotte illecite in base alla loro effettiva gravità" e "incrementando le garanzie per i soggetti destinatari dei procedimenti". L'obiettivo dichiarato dall'esecutivo è quello di "deflazionare il contenzioso, a beneficio dell’attività delle Autorità di vigilanza e del mercato".

La riforma rimodula radicalmente i limiti edittali. Per le società e gli enti che violano gli obblighi di intermediazione o i doveri degli emittenti, le sanzioni pecuniarie oscilleranno "da un minimo di cinquemila euro fino a dieci milioni di euro", con la possibilità di arrivare "fino al cinque per cento del fatturato totale annuo qualora tale importo sia superiore a dieci milioni". Per le persone fisiche con funzioni di amministrazione o controllo, il tetto massimo è fissato a "due milioni di euro". Rigore confermato per le società quotate che omettono le comunicazioni prescritte: in questo caso la sanzione minima viene "elevata a diecimila euro".

Una delle novità più rilevanti è l'introduzione del cosiddetto settlement. I soggetti destinatari di una contestazione avranno la facoltà di "proporre all’Autorità di vigilanza un accordo per definire il procedimento". Questa intesa prevede una "riduzione della sanzione pecuniaria pari a un terzo», a condizione che il soggetto si impegni a «rimuovere le conseguenze della violazione e a indennizzare gli investitori".

Il decreto conferisce maggiore discrezionalità a Consob e Banca d'Italia. Le Autorità potranno decidere di "non avviare il procedimento sanzionatorio per condotte che non abbiano inciso sulla trasparenza del mercato o arrecato danno agli investitori", limitandosi a una "comunicazione di richiamo". Anche le sanzioni interdittive, come la sospensione dalle funzioni, potranno essere "modulate o omesse in base alle specificità del caso concreto», evitando così «automatismi sanzionatori eccessivi".

Novità anche sul fronte della confisca, che sarà circoscritta al "solo profitto effettivamente derivato dalla violazione", eliminando il riferimento al prodotto per coerenza con la giurisprudenza costituzionale. Viene inoltre introdotta la "confisca per equivalente su beni di valore corrispondente al profitto" qualora manchino somme liquide. Infine, la riforma blinda il whistleblowing, confermando le tutele per chi segnala illeciti all'interno degli enti e garantendo la "riservatezza dell’identità e la protezione contro possibili misure ritorsive".