(Teleborsa) - Il presidente della Federal Reserve di Chicago, Austan Goolsbee, ha dichiarato di essere oggi più preoccupato per l’inflazione che per la disoccupazione, nonostante i segnali di distensione nel conflitto con l’Iran. In un’intervista a CNBC, Goolsbee ha descritto l’attuale fase come "un momento delicato e intenso", sottolineando quanto sia difficile per la banca centrale orientare la politica monetaria in un contesto geopolitico così instabile.

Le sue parole sono arrivate poco dopo l’annuncio del presidente Donald Trump, secondo cui i negoziati con l’Iran avrebbero portato a una sospensione di cinque giorni degli attacchi alle infrastrutture energetiche. La notizia ha immediatamente scosso i mercati: gli operatori hanno aumentato le scommesse su un possibile rialzo dei tassi entro fine anno, mentre le borse sono balzate al rialzo e il prezzo del petrolio è crollato.

Goolsbee, che aveva dissentito dal taglio dei tassi di dicembre e aveva poi sostenuto la decisione di mantenerli invariati nelle riunioni di gennaio e marzo, ha ribadito che la sua posizione futura dipenderà dai progressi dell’inflazione. Il banchiere centrale ha inoltre avvertito del rischio di ripetere l’errore del 2021, quando la Fed sottovalutò la persistenza delle pressioni inflazionistiche.

Pur mantenendo un cauto ottimismo sulla possibilità di ridurre i tassi entro la fine del 2026, Goolsbee ha riconosciuto che il conflitto in Medio Oriente rappresenta un nuovo fattore di incertezza: “Serve vedere progressi reali. Questa guerra complica i piani e rende tutto più imprevedibile”.