(Teleborsa) - Quando la televisione sceglie di raccontare la fragilità emotiva con rispetto e senza retorica, può diventare uno strumento importante per sensibilizzare l’opinione pubblica e aiutare chi vive situazioni di sofferenza a sentirsi meno solo: ed è in questa direzione che si inserisce il lavoro di Monica Setta, che nel programma Storie al Bivio porta in primo piano testimonianze e vissuti personali legati alla depressione, al disagio interiore e alle fragilità emotive, contribuendo a rompere un silenzio che troppo spesso circonda questi temi.

Il racconto
di esperienze personali, come quello di Maria Teresa Ruta, che ha parlato apertamente della propria depressione, rappresenta un esempio di come la televisione possa svolgere una funzione sociale rilevante: dare voce alla sofferenza, favorire la comprensione e promuovere una cultura dell’ascolto e della prevenzione. Raccontare queste storie significa infatti accendere un faro su problematiche che riguardano un numero crescente di giovani e famiglie.

È da questa attenzione mediatica che prende forza anche la riflessione di Donatella Possemato, legale rappresentante della Casa di Cura Santa Famiglia di Roma, realtà da sempre impegnata nella tutela della maternità, della salute femminile e della famiglia. Perché oggi parlare di fragilità emotiva significa anche affrontare una delle emergenze più diffuse tra adolescenti e giovani: i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

Secondo le stime istituzionali richiamate dal Ministero della Salute, in Italia le persone coinvolte nei disturbi alimentari sono oltre 3 milioni, mentre l’Istituto Superiore di Sanità ha avviato nel marzo 2026 il primo progetto nazionale per stimarne in modo strutturato la prevalenza, segno di un fenomeno sempre più esteso e complesso. Numeri che confermano la necessità di un’attenzione culturale e sanitaria più forte, capace di intercettare precocemente il disagio e costruire percorsi di cura efficaci.

"Quando una trasmissione televisiva autorevole sceglie di dare spazio alla depressione e alla sofferenza interiore con il rispetto che meritano, svolge una funzione sociale preziosa", dichiara Possemato. "Per noi questo tema è strettamente legato anche ai disturbi alimentari, che non sono mai soltanto un problema legato al cibo, ma molto spesso l’espressione di un dolore più profondo, di una fragilità emotiva e di un disagio che colpisce soprattutto i più giovani. Dobbiamo imparare a cogliere prima i segnali, a non banalizzarli e a costruire attorno alle persone percorsi di ascolto, cura e vicinanza veri".

La fotografia dei servizi sanitari evidenzia infatti un impatto particolarmente forte sulle fasce più giovani: nella prima mappatura nazionale dei centri del Servizio sanitario nazionale, l’utenza risulta per la maggior parte femminile e concentrata tra i 13 e i 25 anni, con una presenza significativa anche tra i minori. Tra le diagnosi più diffuse emergono anoressia nervosa, bulimia e binge eating disorder, a conferma della complessità del fenomeno e della necessità di una presa in carico multidisciplinare.

Anche la rete dei servizi sta cercando di rafforzarsi, con oltre duecento strutture censite sul territorio nazionale, ma i dati mostrano chiaramente quanto sia ancora necessario investire in prevenzione, informazione e sostegno alle famiglie.

"La fragilità emotiva, la depressione e i disturbi alimentari non possono essere considerati temi marginali", aggiunge Possemato. "Servono informazione corretta, sostegno alle famiglie e un’alleanza vera tra medicina, psicologia, scuola, istituzioni e comunicazione. Ogni testimonianza pubblica, ogni parola pronunciata nel modo giusto, può rappresentare il primo passo per orientare una persona verso la richiesta di aiuto".