(Teleborsa) - L'attacco militare contro l'Iran e le tensioni nello stretto di Hormuz hanno bruscamente interrotto i segnali incoraggianti con cui si era aperto il 2026, riportando al centro della scena una fragilità strutturale dell'economia globale: la dipendenza dalla stabilità delle rotte
energetiche e commerciali. Lo sottolinea Prometeia che ha aggiornato le previsioni macroeconomiche per l'economia mondiale, europea e italiana sottolineando che le prospettive di crescita mondiale sono in decelerazione, con rischi tutti orientati al ribasso in funzione della durata del conflitto, dei danni alla capacità produttiva e della risposta delle politiche monetarie alla nuova fiammata inflazionistica.


In questo contesto, la crescita del PIL italiano nel 2026 è rivista al ribasso di tre decimi di punto rispetto alle previsioni di dicembre, da +0,7% a +0,4%. Un'inflazione media vicina al 3% erode il potere d'acquisto delle famiglie, che si ferma ai livelli dell'anno precedente.

Nello scenario di base Prometeia ipotizza prezzi di petrolio e gas che dai livelli elevati delle ultime settimane, anche se lontani dai picchi raggiunti nel 2022, tornano lentamente verso livelli più moderati a fine anno. Simulando tuttavia prezzi che rimangono sugli attuali livelli fino al 2028 (“scenario stabile”), così come prezzi sensibilmente più alti di adesso, in linea con lo shock del 2022 (“scenario peggiore”), si evidenzia come il pass-through sui prezzi interni pesi in Italia più che nella media dell’Eurozona, per la maggiore esposizione relativa al mercato internazionale dell’energia rispetto ai principali partner europei.

Il confronto con la crisi energetica passata - si legge - evidenzia inoltre differenze non trascurabili. I prezzi del gas colpiscono questa volta un ciclo economico già debole – non espansivo come nel biennio 2022-2023. Le famiglie italiane mostrano una doppia fragilità: rispetto alla media dell'area euro e rispetto alla propria situazione di tre anni fa. E, data la debolezza della domanda, le imprese hanno meno spazio per scaricare gli aumenti dei costi energetici sui prezzi finali, il che limita in parte la pressione inflazionistica ma comprime i margini.

Sul fronte delle imprese, si aggiunge poi l'impatto dei dazi verso gli Stati Uniti ora che sembrano svanire gli effetti del front-loading: un peggioramento della competitività che, pur non drammatico in condizioni normali, pesa in misura maggiore su un'economia che già
cresceva poco.


Un sostegno significativo, infine, continuerà a venire dal PNRR, pur alle battute finali: nel 2026 l'attuazione dovrebbe accelerare e il completamento dei progetti in scadenza apporterà un contributo alla domanda aggregata stimato intorno allo 0,3% del PIL. Senza
questo impulso, la crescita si azzererebbe.