(Teleborsa) - Il bollettino mensile della BCE conferma che la solida tenuta iniziale dell’economia dell'Eurozona viene ora messa in crisi dall'accresciuta incertezza derivante dal conflitto in Medio Oriente e che le prospettive di crescita dell'inflazione mettono la politica monetaria di fronte ad uno scenario più complesso e dominato da una serie di criticità. In questo quadro, è essenziale che la BCE conservi un approccio flessibile e basato sui dati, mentre sul fronte delle politiche di bilancio, i governo dovrebbero puntare a conservare la sostenibilità dei conti pubblici ed attuare riforme strutturali, sfruttando le opportunità di integrazione del mercato unico.

A febbraio 2026, l'inflazione complessiva è salita all'1,9% (dall'1,7% di gennaio), riflettendo l'aumento dei prezzi dei beni energetici e dell'inflazione di fondo (2,4%). Le proiezioni di marzo - ricorda il bollettino - hanno rivisto al rialzo le stime di inflazione per il 2026 al 2,6%, principalmente a causa dello shock energetico causato dalla guerra, mentre per il 2027 e 2028 si prevede un ritorno verso il 2%. Le aspettative di inflazione a lungo termine restano comunque saldamente ancorate all'obiettivo del Consiglio.

Quanto all'attività economica, nel 2025 il PIL è cresciuto dell'1,5%, trainato dalla domanda interna e dai servizi. Tuttavia, le prospettive per il 2026 sono state riviste al ribasso allo 0,9% (dall'1,3% stimato in precedenza) a causa dell'impatto del conflitto sui prezzi delle materie prime, sui redditi reali e sulla fiducia dei consumatori. Nonostante il rallentamento, la crescita è sostenuta da un mercato del lavoro vigoroso, con un tasso di disoccupazione ai minimi storici (6,1% a gennaio 2026), e dalla spesa pubblica per difesa e infrastrutture.

"I rischi per le prospettive di crescita - sottolinea il bollettino - sono orientati al ribasso, soprattutto nel breve termine. La guerra in Medio Oriente rappresenta un rischio al ribasso per l’economia dell’area dell’euro, inasprendo un contesto politico mondiale già mutevole. Il protrarsi del conflitto potrebbe far aumentare ulteriormente i prezzi dei beni energetici per un periodo più lungo rispetto alle attese correnti, oltre che pesare sul clima di fiducia. Tali fattori eroderebbero i redditi e accentuerebbero la riluttanza delle imprese e delle famiglie nei confronti di investimenti e consumi".

Secondo la BCE, inoltre, "ulteriori tensioni nel commercio internazionale potrebbero causare l’interruzione delle catene di approvvigionamento, ridurre le esportazioni e indebolire consumi e investimenti. Altre tensioni geopolitiche, in particolare la guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina, rimangono fra le principali fonti di incertezza". Avrebbero invece un impatto positivo, una durata del conflitto più breve, la spesa programmata per difesa e infrastrutture, le riforme volte a migliorare la produttività e l’adozione di nuove tecnologie da parte delle imprese.

"I rischi per le prospettive di inflazione sono orientati al rialzo, soprattutto nel breve termine. Il protrarsi della guerra in Medio Oriente potrebbe comportare un rincaro dei beni energetici più accentuato e duraturo di quanto atteso attualmente, spingendo a
un ulteriore rialzo l’inflazione dell’area dell’euro".

Di fronte a questo scenario, nella riunione del 19 marzo 2026, il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento della BCE e si dice "determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine". "Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato - afferma la BCE - seguirà un approccio guidato dai dati, secondo il quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. Le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria".

Quanto alla finanza pubblica, secondo le proiezioni macroeconomiche formulate a marzo 2026 dagli esperti della BCE, il disavanzo di bilancio delle amministrazioni pubbliche dell’area dell’euro nel 2025 dovrebbe essere rimasto invariato, al 3,1 per cento del PIL, mentre è atteso un aumento al 3,6 nel 2027 e 2028. Secondo le proiezioni, il rapporto debito/PIL dell’area dell’euro segue un andamento
crescente: dall’87,5 all’89,5 per cento tra il 2025 e il 2028.

Pertanto, la BCE ritiene che, a livello di politiche economiche, i governi dovrebbero dare priorità alla sostenibilità dei conti pubblici, agli investimenti strategici e a riforme strutturali che favoriscano la crescita, mentre resta fondamentale sfruttare appieno il potenziale del mercato unico. È dunwque d’importanza cruciale promuovere una maggiore integrazione dei mercati dei capitali, portando a compimento l’unione dei risparmi e degli investimenti e l’unione bancaria, secondo una tabella di marcia ambiziosa, nonché adottare in tempi rapidi il regolamento relativo all’istituzione dell’euro digitale.

Al contrario, "qualsiasi manovra di bilancio in risposta allo shock sui prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente dovrebbe essere temporanea, mirata e modulata. L’attuale crisi energetica rende evidente la necessità di ridurre ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili".