(Teleborsa) - La fragile tregua raggiunta questa tra Stati Uniti e Iran mostra già i primi segnali di cedimento. Lo Stretto di Hormuz, che aveva visto riprendere timidamente il traffico nelle prime ore successive all'accordo, è tornato chiuso dopo che le Guardie della Rivoluzione iraniane nella notte hanno deciso di bloccare nuovamente il transito delle navi, citando gli attacchi di Israele in Libano come violazione del cessate il fuoco. Secondo i dati di MarineTraffic, al momento non risultano navi in transito nello stretto. Una nave che avrebbe dovuto transitare intorno alle 22 di mercoledì ha invertito la rotta rientrando nel Golfo Persico.

Il cessate il fuoco, concordato per una durata di due settimane, si è incrinato quasi immediatamente: Teheran ha accusato Stati Uniti e Israele di aver violato i termini di una proposta di pace in dieci punti, ha definito "irragionevoli" i colloqui pianificati in Pakistan e ha chiesto l'inclusione del Libano nell'accordo, richiesta respinta dalla Casa Bianca, che ha precisato come il Libano non rientri nell'intesa tra Washington e Teheran. Trump, in un post sui social, ha ribadito le sue condizioni: nessuna arma nucleare e riapertura dello Stretto, affermando che "la sparatoria ricomincia" se non si raggiunge un accordo reale, pur definendo tale scenario "altamente improbabile".

Il presidente ha anche fatto sapere che tutte le navi, gli aerei e il personale militare americano rimarranno in posizione fino al raggiungimento di un "vero accordo". I colloqui diretti USA-Iran in Pakistan, i primi dall'inizio del conflitto a fine febbraio, sono stati confermati per venerdì, ma l'agenda e i termini di un potenziale accordo rimangono poco chiari.

Nel frattempo, i mercati avevano già iniziato a scontare una de-escalation: il Brent e il WTI erano scesi verso i 95 dollari al barile dopo l'annuncio del cessate il fuoco, e il gas naturale europeo TTF era crollato a 45 euro per MWh. Goldman Sachs ha colto l'occasione per rivedere le proprie previsioni a breve termine, abbassando il target Brent per il secondo trimestre a 90 dollari al barile da 99, e il WTI a 87 da 91, citando la riduzione del premio al rischio e i primi segnali di ripresa dei flussi petroliferi attraverso lo Stretto. Le previsioni per il terzo e quarto trimestre restano invariate rispettivamente a 82 e 80 dollari per il Brent. Sul gas, Goldman ha abbassato il target TTF per il secondo trimestre a 50 euro da 70, sottolineando una domanda cinese di GNL più debole del previsto che ha mantenuto le importazioni europee al di sopra delle proiezioni.

Nonostante le revisioni al ribasso, Goldman ha comunque avvertito che i rischi restano orientati verso l'alto. In uno scenario avverso (cessate il fuoco fallito e riapertura dello Stretto posticipata di un mese) la banca ha stimato un Brent medio di 100 dollari al barile nel quarto trimestre. In uno scenario gravemente avverso, con perdite produttive persistenti di 2 milioni di barili al giorno, i prezzi potrebbero raggiungere i 115 dollari. Sul gas, eventuali ulteriori ritardi nei flussi GNL attraverso lo Stretto o danni alle infrastrutture potrebbero spingere il TTF a testare livelli superiori ai 75 euro per MWh.