(Teleborsa) - Nel 2025 l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) da parte dei Paesi ricchi è diminuito di oltre il 23%, con un taglio di circa 43 miliardi di dollari. Un calo che sta già avendo conseguenze gravissime. Secondo le stime dell’Istituto di Salute Globale di Barcellona, solo l’anno scorso la mancanza di fondi per la lotta a malattie come l’HIV e la malaria avrebbe causato quasi 700 mila vittime, che di questo passo potrebbero superare i 9 milioni nei Paesi più poveri, entro il 2030. L’impegno dell’Italia resta invece stazionario con un modestissimo + 0,03%, passando dallo 0,29% allo 0,30% di APS, in rapporto al reddito nazionale lordo,
È quanto denuncia Oxfam, all’indomani della pubblicazione dei dati preliminari sull’APS 2025, da parte del Comitato per l'aiuto allo sviluppo dell’OCSE.
"Con questi drammatici tagli per il terzo anno consecutivo, i governi dei Paesi ricchi lasciano milioni di persone nel Sud Globale senza beni e servizi essenziali per la sopravvivenza. Soprattutto nei paesi colpiti dalle più gravi crisi umanitarie in Medio Oriente e in Africa. - spiega Francesco Petrelli, portavoce e policy advisor su finanza per lo sviluppo di Oxfam Italia – In un mondo pieno di crisi e di conflitti, l’aiuto umanitario diminuisce del 35%, segnando un meno 15 miliardi di dollari nell’ultimo anno. Contemporaneamente tuti i paesi più fragili sono colpiti dai tagli: meno 22% (pari a 29 miliardi) per quelli a basso tasso di sviluppo (LDC) e per l’Africa subsahariana. Si tratta di un attacco al sistema multilaterale dell’ONU, basato sul principio del dialogo e della negoziazione, mentre si dichiara guerra non alla povertà, ma ai poveri. Un trend che oltre ad alimentare le disuguaglianze globali sta già producendo milioni di morti e un circolo vizioso di crisi, conflitti e instabilità senza fine".
"Se da un lato si cancellano gli interventi per vaccini e pandemie - continua Petrelli - dall’altro si programmano spese militari sempre più ingenti. Per la guerra in Iran gli USA di Trump hanno già chiesto decine di miliardi di dollari di finanziamenti aggiuntivi per la guerra in Iran, mentre hanno scelto di chiudere di fatto USAID con un taglio di 29 miliardi di dollari nel 2025".
Oltre il 20% dell’aiuto italiano resta nel nostro Paese per far fronte ai costi della gestione dei rifugiati
Per l’Italia si conferma la tendenza, comune a molti dei Paesi donatori, che vede buona parte delle risorse impegnate per far fronte all’accoglienza dei richiedenti asilo e quindi a rimanere entro i confini nazionali, senza il doveroso stanziamento di fondi aggiuntivi. Oltre il 20% del totale degli aiuti italiani sono infatti ipotecati da anni. Secondo l’OCSE, si tratta di quasi il 60% dell’intero aiuto bilaterale italiano: più di un miliardo e mezzo di dollari, gestititi dal Ministero dell’Interno, che peraltro non diminuiscono mai, anche a fronte di un dimezzamento degli arrivi dei migranti, passati - tra il 2023 e il 2025 - da 156.000 a 66.000. Secondo l’OCSE, si tratta di risorse sottratte e deviate dall’obbiettivo della cooperazione allo sviluppo e della lotta alla povertà.
"L’impegno dell’Italia, seppur in un quadro di crisi generalizzata e profonda dell’intero sistema degli aiuti, è ancora del tutto inadeguato a rispondere alle sfide che ci troviamo di fronte nel contesto internazionale. – aggiunge Petrelli - Siamo ben lontani da quel ruolo di riconquistato protagonismo e di riferimento per l’Africa proclamato dalla nostra Presidente del Consiglio, soprattutto in relazione al Piano Mattei. Basti pensare che nella Legge di Bilancio di quest’anno vi sono dei tagli che investono i programmi dell’Agenzia della Cooperazione Italiana (AICS) e altri ne sono previsti. Tagli che incideranno sui progetti di aiuto allo sviluppo nei Paesi più poveri dove servono azioni concrete per rispendere ai bisogni essenziali: salute, sicurezza alimentare, istruzione, crisi climatica".
L’appello all’Italia e ai Paesi donatori
"Lanciamo un appello urgente alla comunità internazionale, ai paesi europei e al nostro governo, perché venga ripresa al più presto una strada basata sulla difesa del diritto e dei diritti, che guardi alla lotta alle disuguaglianze e alla cooperazione internazionale come mezzo indispensabile di tutte le politiche di pace e giustizia. – conclude Petrelli - Non serve nascondersi dietro la folle politica dell’amministrazione americana per tagliare gli aiuti, come pure molti importanti Paesi donatori hanno fatto, ma uscire dall’ambiguità sostenendo apertamente gli organismi e i processi multilaterali di finanza per lo sviluppo e lotta alla crisi climatica, per la cancellazione del debito dei paesi poveri e il recupero di risorse chiave per gli Stati: attraverso la tassazione dei grandi patrimoni, per esempio, a partire dai 2.840 miliardi che i super ricchi hanno nascosto solo nel 2024 nei paradisi fiscali".
"Viviamo tempi inclementi e drammatici, quando il diritto della forza, con la guerra e con la prepotenza, si impone e schiaccia la forza del diritto - aggiunge Ivana Borsotto, portavoce della campagna 070, sostenuta anche da Oxfam - Sono distrutte città e campagne, speranze e fiducia, monta l'odio, muoiono donne, uomini, giovani e anziane, bambini e bambine. Mancano medicine e cibo. Si frantumano le relazioni internazionali, i più poveri sono i più colpiti. Oggi, come mai nei decenni scorsi, diventa fondamentale ridare forza al diritto e alle organizzazioni internazio nali, riaprendo la strada e ridando la parola e l’iniziativa alla diplomazia e al dialogo. Una via stretta, ma è l’unica capace di fermare la follia della guerra. Questo è l’impegno e il compito di chi vuole essere costruttore di pace, di chi lavora nella cooperazione internazionale allo sviluppo. In questa prospettiva, come Comitato 070, insistiamo nel chiedere al Governo e al Parlamento del nostro Paese di rispettare la parola data, oltre 50 anni fa in sede ONU, di destinare lo 0,70% del reddito nazionale agli aiuti allo sviluppo, attraverso un programma, graduale, ma vincolante per raggiungere quell'obiettivo entro il 2030".
Crollano gli aiuti allo sviluppo: -23% dai Paesi ricchi
Oxfam lancia l’appello globale
10 aprile 2026 - 18.28