(Teleborsa) - L'offerta in contanti e azioni di Poste Italiane per acquisire e delistare TIM, lo storico operatore di telecomunicazioni in Italia, per un corrispettivo totale di 10,8 miliardi di euro, comporterà un aumento del livello di indebitamento per l'entità risultante dalla fusione, con un potenziale deterioramento del profilo di rischio finanziario di Poste. Lo afferma Scope Ratings in una ricerca sul tema, sottolineando tuttavia che è improbabile che ciò comprometta il rating nel breve termine, anche considerando che il governo manterrà il controllo e il sostegno a un gruppo ancora più strategico.

Funding e profilo di rischio

L'operazione porterà l'indebitamento netto pro forma (esclusi i leasing) a 1,5 volte l'EBITDA al netto dei costi di leasing. Tuttavia, questa stima è al netto delle sinergie, che incidono positivamente su questo rapporto, ed è basata sui dati di fine 2025; di conseguenza, la leva finanziaria potrebbe ulteriormente migliorare al momento della conclusione dell'operazione, si legge nella ricerca firmata da Carlo Capuano e Alessandra Poli, del settore Sovereign & Public Sector di Scope Ratings.

Secondo le loro stime, l'indebitamento lordo del nuovo gruppo - inclusi 2,8 miliardi di euro di debito aggiuntivo per finanziare l'operazione e il debito pregresso di TIM, stimato intorno agli 11 miliardi di euro escludendo i leasing (14 miliardi di euro includendoli) - aumenterà a circa 17 miliardi di euro (o 20 miliardi di euro includendoli), rispetto all'indebitamento lordo iniziale di Poste di circa 2,8 miliardi di euro escludendo i leasing (4 miliardi di euro includendoli). Inoltre, a seguito dell'operazione, viene stimato anche che la copertura della liquidità del debito finanziario (calcolata senza sinergie di finanziamento) diminuirà da 2,0x a 0,8x, riflettendo il forte aumento del debito anche tenendo conto della liquidità di TIM.

Il costo medio del debito in essere di TIM, al netto dei leasing, pari al 5,9%, è elevato e riflette il costo storico di finanziamento di TIM, con la recente emissione obbligazionaria che ha già contribuito a ridurlo. Attualmente, l'obbligazione 5Y di Poste viene scambiata a un prezzo vicino ai BTP italiani con scadenza simile, con uno spread medio leggermente superiore a 30 punti base dal 26 marzo 2026. Scope Ratings prevede che "i moderati costi di finanziamento di Poste rimarranno stabili e consentiranno a Poste di gestire il profilo di debito più ampio della nuova entità, la ristrutturazione, il progressivo deleveraging, portando in definitiva efficienza nel debito di TIM nell'ambito della politica finanziaria di Poste Italiane". Qualora l'operazione andasse a buon fine, si prevede che Poste ridurrà e rifinanzierà gradualmente il debito pregresso di TIM, beneficiando dei suoi solidi fondamentali autonomi, della generazione di cassa e del cash pooling centralizzato.

La maggioranza nelle mani del governo

Il governo manterrà la maggior parte del capitale del nuovo gruppo, preservandone il controllo legale e un forte sostegno. Attualmente, il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) detiene una partecipazione di controllo in Poste Italiane, possedendo il 64% del capitale: il 29,26% direttamente e il restante 35% tramite CDP, controllata dal MEF. L'operazione annunciata comporterà il mantenimento da parte del governo di una quota di controllo nel nuovo gruppo superiore al 50%.

"L'accordo è coerente con l'obiettivo di preservare il controllo statale su un segmento strategico del mercato delle telecomunicazioni, poiché il nuovo gruppo gestirà la più grande infrastruttura di connessione in Italia, rafforzando l'importanza strategica di Poste per il governo italiano e aumentando implicitamente la probabilità di un eventuale sostegno - viene osservato - Di conseguenza, la riduzione della quota statale da circa il 64% a oltre il 50% non dovrebbe avere alcun impatto sulla governance del nuovo gruppo".

I rischi legati all'esecuzione

Sebbene Poste sia riuscita, nel corso degli anni, a diversificare gradualmente la propria offerta, passando dai servizi postali tradizionali a servizi finanziari e assicurativi, pagamenti ed energia, tra gli altri, questa operazione comporta alcuni rischi. In primo luogo, l'offerta di 10,8 miliardi di euro potrebbe essere considerata insufficiente e indurre Poste a offrire un premio superiore rispetto all'attuale 9% offerto agli azionisti di TIM. Ciò potrebbe richiedere ulteriore liquidità e/o l'utilizzo di debito per l'operazione.

In secondo luogo, Poste mira a integrare un'azienda che è storicamente leader nel settore delle telecomunicazioni in Italia e un operatore di telefonia mobile di primo piano in Brasile. L'obiettivo di creare la più grande piattaforma infrastrutturale integrata in Italia, che includa servizi finanziari e assicurativi, logistica, cloud e servizi digitali, oltre alle telecomunicazioni, è "ambizioso e comporta complesse implicazioni operative", sottolinea Scope Ratings. Inoltre, il fatto che la forza lavoro di TIM rappresenti circa il 20% di quella di Poste aggrava ulteriormente la sfida dell'integrazione, che nel tempo potrebbe richiedere ulteriori investimenti per garantirne il successo. Infine, sebbene il mercato delle telecomunicazioni stia beneficiando di un processo di consolidamento e di margini potenzialmente più elevati, rimane esposto alla concorrenza. L'operazione, secondo Poste, dovrebbe generare sinergie per 700 milioni di euro all'anno a livello di EBITDA, grazie alla riduzione dei costi (500 milioni di euro) e all'aumento dei ricavi (200 milioni di euro).