(Teleborsa) - Sono 2.885 le liquidazioni giudiziali registrate in Italia nel primo trimestre del 2026, in crescita del 23,2% rispetto alle 2.341 dello stesso periodo del 2025. Il dato supera quello del primo trimestre 2019 (2.867 casi), ultimo riferimento precedente alla pandemia. È quanto emerge dall’analisi realizzata da CRIBIS, società del Gruppo CRIF specializzata nelle informazioni commerciali su aziende italiane ed estere, aggiornata al 31 marzo 2026.

Il confronto con gli anni più recenti conferma un’accelerazione del fenomeno: rispetto al primo trimestre del 2024 l’incremento è del 37,1%, mentre rispetto al 2022 la crescita raggiunge il 50,9%. Un dato che segnala come, dopo la fase anomala degli anni segnati dalle misure straordinarie di sostegno, il numero delle procedure stia tornando su livelli più vicini a quelli osservati prima della pandemia, in un contesto che resta complesso per le imprese.

A livello territoriale, la Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di liquidazioni giudiziali nel primo trimestre del 2026, con 572 casi, pari al 19,8% del totale nazionale. Seguono il Lazio con 464 casi (16,1%) e la Campania con 275 (9,5%). Completano le prime posizioni Toscana con 218 casi, Piemonte e Veneto con 20 4 casi ciascuno.

All’estremo opposto si collocano invece le regioni con i numeri più contenuti: Valle d’Aosta con 4 casi, Molise con 15, Basilicat a con 17 e Trentino-Alto Adige con 29.

Dal punto di vista settoriale, il Commercio è il comparto che registra il numero più elevato di liquidazioni giudiziali, con 854 casi nel trimestre. Seguono i Servizi con 670 casi, l’Edilizia con 575 e l’Industria con 488. Il quadro conferma le difficoltà che continuano a interessare soprattutto i settori più esposti alla debolezza della domanda, alla pressione sui margini e all’aumento dei costi operativi.

“Il dato del primo trimestre 2026 evidenzia una crescita significativa delle liquidazioni giudiziali e riporta il fenomeno ai livelli registrati nel corrispondente periodo del 2019. Un sintomo di come quel periodo, in cui interventi straordinari avevano attenuato le fragilità del sistema produttivo, sia ormai finito. Oggi queste fragilità riemergono in modo più selettivo, colpendo soprattutto i settori più esposti alla domanda interna e alla dipendenza dal credito. Più che una crisi generalizzata, stiamo osservando una fase di riassestamento in cui la capacità di gestire la liquidità, più ancora del fatturato, diventa il vero discrimine tra continuità e uscita dal mercato. In un contesto ancora segnato da domanda debole, costo del credito elevato e forte incertezza internazionale, per molte imprese diventa sempre più difficile mantenere equilibrio finanziario e continuità operativa", commenta Marco Preti, Amministratore Delegato CRIBI

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