(Teleborsa) - Nonostante la stabilità complessiva del settore bancario italiano, alcune delle banche più piccole del Paese "soffrono di una governance carente, di una gestione del rischio debole e di standard di concessione del credito discutibili". Lo afferma S&P Global Ratings in un report sul tema, spiegando che questi problemi sono in gran parte concentrati in un numero limitato di Less Significant Institutions (LSI) nazionali che non hanno subito la profonda ristrutturazione e il significativo risanamento dei bilanci che hanno interessato l'intero sistema negli ultimi anni, o perché queste entità non esistevano ancora, o a causa della recente crescita di segmenti più rischiosi.
L'agenzia di rating prevede che gli indicatori di qualità degli attivi per alcuni di questi istituti minori rimarranno strutturalmente più deboli rispetto alla media del sistema. Inoltre, prevede che il rallentamento economico potrebbe aggravare ulteriormente la situazione. Anche tra questi piccoli istituti, diverse banche con rating presentano profili finanziari solidi e politiche di rischio prudenti. I problemi riguardano principalmente i pochi operatori entrati di recente nel mercato, tra cui le challenger bank e gli istituti di credito specializzati.
I risultati recenti hanno confermato le prospettive di redditività superiori alla media e gli indicatori di qualità degli attivi storicamente solidi delle grandi banche italiane, mentre alcuni degli LSI del Paese si sono distinti negativamente. Questi LSI rappresentano circa il 10% dei prestiti del settore bancario. Lo stock lordo di crediti deteriorati (NPE) degli LSI in Italia si attesta intorno al 7,5% dei prestiti alla clientela. Questo dato è significativamente superiore sia al 2,4% osservato per istituti di dimensioni simili in altri paesi dell'eurozona, sia al 2% per gli istituti di credito di rilevanza sistemica italiani. Su 100 LSI, 45 hanno segnalato un rapporto NPE superiore al 5%. "Non sorprende che la Banca d'Italia abbia indicato il rischio di credito come un punto chiave di attenzione per tali entità", si legge nel rapporto.
Gli LSI italiani, sostiene S&P, presentano una varietà di modelli di business. Alle tradizionali banche locali e agli operatori focalizzati sulla raccolta del risparmio, un tempo predominanti, si sono affiancate challenger bank in rapida crescita, operatori specializzati nel credito e istituzioni attive nell'acquisizione di portafogli NPE e asset distressed. L'analisi di S&P mostra che questi enti sono in larga misura responsabili del recente incremento degli NPE tra le LSI italiane, mentre anche la rapida espansione in segmenti rischiosi e framework di gestione del rischio più deboli hanno probabilmente contribuito.
Allo stesso tempo, tutte le banche regionali consolidate che S&P valuta - Volksbank, Banca Desio e Banca Sella - hanno mostrato un miglioramento della qualità degli attivi, su livelli comparabili a quelli delle maggiori banche italiane. La maggior parte degli altri player locali di minori dimensioni presenta invece rapporti NPE strutturalmente più elevati, principalmente a causa della maggiore esposizione verso piccole e medie imprese, spesso localizzate nelle aree meno sviluppate del Paese.
Un ulteriore fattore contribuisce alla situazione: le banche più piccole hanno una capacità inferiore rispetto agli istituti maggiori di ridurre gli NPE legacy attraverso cessioni e altre operazioni. Nel complesso, S&P ritiene che per questi enti un livello di NPE lordo intorno al 5% rappresenti la norma e, in molti casi, persino il minimo storico.
Guardando al futuro, S&P sostiene che le banche locali consolidate potrebbero entrare a far parte dell'attuale processo di consolidamento. S&P prevede che istituti di medie dimensioni e alcuni enti nazionali più piccoli con eccesso di capitale possano cercare opportunità tra le banche locali consolidate. L'obiettivo sarà principalmente quello di aumentare la scala e, in alcuni casi, rafforzare le capacità distributive, soprattutto per quegli operatori che hanno investito nello sviluppo di piattaforme di prodotto interne.