Connect Europe, associazione europea che rappresenta i principali operatori di rete e fornitori di servizi di telecomunicazione del Continente, si esprime in senso critico rispetto a quanto previsto nella Parte V, Titolo I del Digital Networks Act (DNA) nella parte in cui prevede lo "spegnimento" obbligatorio del rame e lo switch alla fibra entro il 2035.
"L’Europa deve raggiungere la fibra ottica completa, e farlo più velocemente. - afferma Connect Europe - Ciò è possibile attraverso la deregolamentazione degli investimenti privati ??e garantendo una transizione guidata dal mercato. Nuove regolamentazioni imposte dall’alto e obblighi di disattivazione non faranno altro che peggiorare il clima generale degli investimenti per le telecomunicazioni europee".
Secondo l'analisi, la proposta solleva "molteplici e convergenti motivi" di potenziale incompatibilità con il diritto europeo. Il parere espresso dal legale incaricato Roberto Mastroianni, professore di Diritto dell'Unione Europea presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II ed ex giudice presso la Corte di Giustizia UE, sostiene che "la Commissione potrebbe aver ecceduto le competenze conferite dai Trattati UE, dettando misure che, nella sostanza, perseguono obiettivi di politica industriale anziché di armonizzazione del mercato interno".
Il parere solleva inoltre dubbi sulla conformità della proposta di disattivazione obbligatoria delle linee in rame ai principi di sussidiarietà e proporzionalità previsto dalla normativa europea. L'analisi evidenzia anche preoccupazioni in merito alla compatibilità con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare con la libertà di impresa (articolo 16) e il diritto di proprietà (articolo 17), affermando che la disattivazione obbligatoria delle infrastrutture in rame di proprietà privata potrebbe configurarsi, nella sostanza, come una forma di espropriazione indiretta senza indennizzo.
Ulteriori preoccupazioni evidenziate nel parere riguardano i possibili rischi per i consumatori, come la riduzione della continuità del servizio e della libertà di scelta, nonché le potenziali distorsioni della concorrenza e gli effetti discriminatori tra le diverse categorie di gestori di rete.