(Teleborsa) - Dopo due anni di graduale miglioramento, il rischio di credito delle imprese italiane torna a peggiorare. È lo scenario base delineato dal consueto report di Cerved Rating Agency, secondo cui - ipotizzando una risoluzione delle tensioni nello Stretto di Hormuz entro l'estate - la probabilità media di default delle imprese passerebbe dal 4,7% di maggio 2026 al 5% previsto nel 2027. In uno scenario avverso, caratterizzato dal protrarsi della crisi energetica, la probabilità di default potrebbe invece salire fino al 5,7%.

Il peggioramento più significativo del merito creditizio è atteso nei settori maggiormente esposti all'aumento dei costi energetici, alla debolezza della domanda internazionale e alle tensioni commerciali. Mostrano invece una maggiore resilienza i comparti con maggiore capacità di trasferire i costi e una domanda più stabile. Tra i settori con i peggioramenti più marcati figurano Trasporti (PD dal 5,3% di maggio 2026 al 5,9% atteso per maggio 2027), Chimica (dal 2,5% al 3,3%) e Carta e Stampa (dal 3,5% al 4%). In controtendenza si colloca il Farmaceutico, con una riduzione della PD dal 4,3% al 3,7%. Miglioramenti sono attesi anche nell'ICT (dal 3,9% al 3,4%), sostenuti dagli investimenti in digitalizzazione e dalla crescente domanda di servizi tecnologici, mentre risultano sostanzialmente stabili alcuni servizi, le Costruzioni e il comparto Immobiliare (dal 6,6% al 6,7%).

Benché il rischio di default sia atteso in aumento per l'intero sistema produttivo, il peggioramento dovrebbe risultare più pronunciato tra le imprese di minori dimensioni (da 5,5% a 5,9%), penalizzate da maggiore difficoltà di accesso alle fonti di finanziamento e da una più limitata capacità di assorbire shock avversi.

In termini geografici, le regioni con una maggiore presenza di aziende manifatturiere risentiranno più intensamente degli effetti dei costi energetici sui processi produttivi. In particolare, le zone del Nord Ovest e del Nord Est aumenteranno rispettivamente il rischio di default da 4,4% a 4,8% e da 4,1% a 4,4%. Al Sud e nelle Isole la crescita sarà da 5,9% a 6,2%, più contenuta al Centro (da 5,2% a 5,4%).

La volatilità energetica emerge come uno dei principali fattori di downside risk. Dall'analisi della serie storica tra il 2018 e il 2025 (escluso il 2020) le fasi di forte rialzo del Brent sono associate a impatti negativi del merito creditizio delle imprese italiane. In tale contesto, l'analisi delle rating actions mostra che la quota di upgrades passa dal 58%, nel caso di stabilità dei prezzi, al 28% quando il petrolio aumenta di oltre il 30% su base annua. L'evidenza suggerisce che gli shock energetici si trasmettano rapidamente ai margini e alla capacità di servizio del debito, soprattutto nei comparti energy-intensive e nelle imprese con limitato potere di pricing. Al contrario, il calo del Brent non produce benefici simmetrici sul credito, poiché tende ad accompagnarsi a un indebolimento del ciclo economico. In un contesto caratterizzato da persistente incertezza geopolitica, la volatilità energetica si conferma uno dei principali driver del rischio di credito.

Per il report, Prelios ha esaminato il mercato italiano degli NPE (crediti deteriorati). L'analisi evidenzia come il settore bancario italiano risulti oggi più solido rispetto al passato, grazie a un significativo processo di riduzione del rischio (de-risking) attuato nell'ultimo decennio. Lo stock di NPE nel sistema creditizio si è ridotto da circa 340 miliardi di euro nel 2015 a 48 miliardi nel 2025 ed è stato accompagnato da un marcato miglioramento della qualità dell'attivo, con un NPE ratio sceso dal 16,8% al 2,7%. Questo risultato è stato ottenuto grazie a cessioni massive, miglioramento della gestione del rischio e maggiore ricorso a operatori specializzati nel recupero crediti. Il mercato si è evoluto da una fase di “pulizia straordinaria” a un modello più strutturato e industriale, caratterizzato da operazioni più selettive e dallo sviluppo di un mercato secondario attivo. Le partnership di lungo periodo tra banche e servicer hanno ulteriormente contribuito a rendere più efficiente e stabile la gestione degli NPE.

(Foto: © Veerasak Piyawatanakul)