(Teleborsa) - Il consiglio di amministrazione di Delfin si è spaccato sulla lettera di patronage che le banche avevano chiesto a Leonardo Maria Del Vecchio come garanzia per l'erogazione del prestito da 11 miliardi di euro funzionale alla scalata della holding di famiglia.
Nella riunione di mercoledì sera hanno votato a favore il presidente Francesco Milleri e il consigliere Mario Notari, contrari invece l'Ad Romolo Bardin e i consiglieri Giovanni Giallombardo e Aloyse May. Diverse fonti hanno riferito alla stampa che la lettera di patronage impegnava Delfin ad acquistare tutta la partecipazione del 37,5% nelle mani del figlio del fondatore in caso di un suo default. Il prezzo prestabilito era di 10 miliardi di euro, sufficienti a ripagare il prestito delle banche. Fonti vicine a Leonardo Maria Del Vecchio hanno riferito di un voto contrario "pretestuoso". Il presidente Milleri nel corso del consiglio avrebbe insistito sul fatto che si trattava una opportunità oggettiva per Delfin che si sarebbe ritrovata con tre quote pagate al prezzo di due.
La bocciatura della lettera è arrivata a pochissimi giorni all'assemblea dei soci di Delfin che si riuniranno il 30 giugno per l'approvazione del bilancio e il ritocco dei dividendi, con la proposta di alzare le cedole dal 10% all'80% dei profitti.
La spaccatura del board ha riaperto i timori relativi ad una liquidazione della holding con la divisione delle partecipazioni tra tutti gli eredi. Leonardo Maria Del Vecchio potrebbe convincere i fratelli Paola e Luca – che puntano a vendere le loro quote e incassare 5 miliardi a testa – a votare con lui contro l'approvazione del bilancio. Per far passare i conti bastano però 5 voti su 8. Ecco perché Leonardo Maria Del Vecchio avrebbe bisogno di convincere almeno un altro erede per far saltare l'approvazione dei conti: su tale ipotesi starebbero riflettendo la mamma, Nicoletta Zampillo, e sua sorella Marisa.
Si tratta di quote azionarie di peso, visto che oltre al 32% di EssilorLuxottica, la holding possiede il 17,5% di Monte dei Paschi, il 10% di Generali e il 2,75% di UniCredit.
"Il 30 giugno – aveva scritto Leonardo Maria Del Vecchio in una lettera affidata a Quotidiano Nazionale la scorsa settimana – non riguarderà i dividendi, il bilancio o il closing con Luca e Paola. Non riguarderà un'operazione votata, sostenuta pubblicamente, negoziata con le banche, e poi progressivamente svuotata. Il 30 giugno si affronterà qualcosa di più profondo: la natura stessa e il futuro di Delfin".
Delfin, futuro sempre più incerto per la holding: Cda spaccato su lettera di patronage di L.M.Del Vecchio
Il 30 giugno l'Assemblea dei soci.
26 giugno 2026 - 17.31