(Teleborsa) - Si è tenuta nella giornata di ieri, l’audizione del consigliere dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) Giampaolo Arachi davanti alle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, in cui è stato fornito un esame degli schemi di intesa preliminare sulle ulteriori forme di autonomia a Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, che rappresentano la prima applicazione della nuova disciplina per l’attuazione dell’autonomia differenziata.
L’analisi dell’UPB evidenzia che le quattro Regioni hanno presentato richieste identiche, riferite alle medesime funzioni e accompagnate da motivazioni in larga parte coincidenti. La documentazione predisposta a sostegno delle richieste regionali, seppure ampia, non fornisce ancora elementi sufficienti per dimostrare con indicatori definiti ex ante, fondati su metodologie condivise e validate dal punto di vista scientifico, come richiesto dalla Corte costituzionale, che il trasferimento delle funzioni produca effettivi vantaggi per i cittadini in termini di efficacia, efficienza, equità e qualità dei servizi.
Le motivazioni addotte si limitano spesso a richiamare, in termini generali, la maggiore prossimità delle Regioni ai cittadini, senza evidenziare vantaggi quantificabili né specificità del contesto sociale, economico e demografico della Regione richiedente tali da giustificare il ricorso all’autonomia differenziata. Secondo l’UPB, sarebbe inoltre opportuno dimostrare con elementi oggettivi anche la capacità amministrativa, organizzativa e finanziaria delle Regioni di esercitare le nuove competenze in modo più efficace rispetto all’assetto attuale.
Molte delle facoltà previste dagli schemi di intesa risultano già esercitabili nell’ambito della normativa vigente e alcune sono state recentemente rafforzate da interventi legislativi validi per tutte le Regioni.
Considerato che gli schemi di intesa presentano contenuti sostanzialmente identici per le quattro Regioni e che esse rappresentano complessivamente oltre il 40 per cento della popolazione delle Regioni a statuto ordinario, andrebbe valutato se le esigenze rappresentate riguardino realmente peculiarità territoriali oppure problemi comuni all’insieme delle Regioni a statuto ordinario, che potrebbero trovare risposta nell’ambito del regionalismo simmetrico, senza ricorrere all’autonomia differenziata.
Si osserva, inoltre, che tali intese potrebbero incentivare le Regioni a un utilizzo più esteso delle funzioni trasferite, con potenziali rischi che si sviluppino dinamiche competitive inefficienti, incertezza applicativa e potenziale contenzioso costituzionale.
Sul piano finanziario, l’UPB rileva che le intese preliminari non comportano nuove compartecipazioni ai tributi erariali e la maggiore autonomia dovrà essere esercitata ricorrendo a risorse regionali, nel rispetto del principio dell’invarianza finanziaria per lo Stato e le altre Regioni. Pur in presenza di tali clausole, l’esercizio delle nuove facoltà potrebbe produrre effetti indiretti sul bilancio dello Stato e sugli equilibri tra sistemi regionali, che richiederanno un attento monitoraggio.
Tra questi, l’eventuale maggiore diffusione dei fondi sanitari integrativi e della previdenza complementare, favorita dai nuovi spazi di autonomia, potrebbe incidere nel tempo sul gettito per effetto del trattamento fiscale agevolato previsto per tali strumenti. Analogamente, nel settore sanitario, alcune modalità di esercizio delle nuove competenze potrebbero influenzare la dinamica della spesa pubblica e accentuare fenomeni di competizione tra sistemi regionali. In tale comparto vengono ritenuti auspicabili meccanismi capaci di sostenere i territori con maggiori difficoltà nel garantire i livelli essenziali di assistenza e nel reperire il personale necessario, evitando fenomeni di competizione inefficiente che possano ampliare i divari esistenti dal punto di vista finanziario e nell’offerta dei servizi.
Nell’audizione l’UPB ha infine sottolineato l’urgenza di completare il percorso del federalismo fiscale, attraverso il riordino dei tributi degli Enti territoriali e l’istituzione di un fondo perequativo regionale, affinché l’eventuale ampliamento dell’autonomia regionale possa svilupparsi in un quadro capace di coniugare differenziazione, sostenibilità finanziaria e coesione territoriale.
Autonomia differenziata, audizione UPB su intese preliminari
Documentazione ampia ma benefici non dimostrati
01 luglio 2026 - 09.21