(Teleborsa) - "Negli ultimi anni Spid, PEC e firme digitali sono passati da strumenti utili a requisiti indispensabili per accedere a servizi pubblici e privati. L’obiettivo iniziale era condivisibile: semplificare l’interazione con la PA, ridurre la burocrazia, garantire identità e responsabilità certe. Ma la pratica sta mostrando un’altra faccia: i costi aumentano, le rimodulazioni dei fornitori appaiono arbitrarie e gli utenti si ritrovano intrappolati tra obblighi normativi e tariffe sempre più pesanti". Così in una nota Federcontribuenti in cui si spiega come "Il campanello d’allarme è duplice".

Da un lato, il vincolo: senza Spid o CIE molti servizi restano inaccessibili; senza PEC alcuni adempimenti diventano complessi o impossibili; senza firma digitale si è esclusi da procedure che richiedono pieno valore legale dei documenti. Dall’altro - fa presente Federcontribuenti - il prezzo: canoni annuali, rinnovi, bundle obbligati, costi accessori poco trasparenti. Quando gli aumenti si muovono in parallelo tra diversi operatori, il sospetto di dinamiche para–cartellistiche diventa inevitabile, anche in assenza di prove formali".

Per Federcontribuenti le conseguenze sono immediate: per professionisti e piccole imprese questi strumenti sono ormai costi fissi non comprimibili; "per i cittadini, una barriera economica che si somma al digital divide. Il paradosso è evidente: tecnologie nate per semplificare finiscono per creare nuovi ostacoli, scaricando sull’utente finale l’onere della trasformazione digitale". Per uscire dall’impasse servono tre interventi chiari: Trasparenza tariffaria e comparabilità reale delle offerte, con obbligo di evidenziare i costi totali su orizzonti pluriennali. Standard aperti e interoperabilità, per ridurre lock-in e favorire concorrenza su qualità e prezzo. Vigilanza antitrust e regole sui rinnovi: stop alle rimodulazioni unilaterali senza alternative o recesso agevolato. "Oggi un cittadino arriva a spendere circa 100 euro l’anno, mentre un imprenditore può superare i 1.000 euro. Numeri - conclude Federcontribuenti -che impongono una riflessione urgente: l’identità digitale deve tornare a essere un diritto abilitante, non un pedaggio".