(Teleborsa) - Banca AideXa accelera il credito alle micro e piccole imprese (mPI) integrando l'Agentic AI per automatizzare i processi documentali, ma mantenendo l'uomo al centro delle decisioni strategiche. Dopo aver raggiunto il breakeven 2025, la banca sta oggi espandendo l'offerta a nuovi prodotti come lo smobilizzo rapido dei crediti IVA. Ne ha parlato l'Amministratore delegato e Direttore Generale Marzio Pividori in una intervista esclusiva rilasciata a Teleborsa.

Banca AideXa ha investito sull'intelligenza artificiale fin dalla nascita, e di recente sull'agentic AI. Nel credito alle micro e piccole imprese, dove la valutazione è storicamente lenta e documentale, che cosa cambia concretamente quando l'AI passa dall'assistere l'analista al gestire in autonomia parti del processo? E dove, invece, la decisione resta necessariamente in mano all'uomo?

Il nostro principio, per usare un inglesismo, è l'augmentation - il potenziamento, l'ampliamento - non la sostituzione delle attività dell'uomo. L'Agentic AI è di fatto l'assistente digitale evoluto dei nostri manager. Si fa carico delle verifiche documentali, dei controlli di coerenza, della raccolta e della sintesi dei dati, tutte attività che prima richiedevano ore di lavoro manuale, che oggi vengono completate in pochi secondi. Per l'impresa, questo si traduce in risposte più rapide e in valutazioni meno soggettive e potenzialmente più eque.

Se consideriamo le micro e piccole imprese, che sono il nostro bacino, c'è un vantaggio specifico: spesso si tratta di aziende che non hanno bilanci strutturati come le grandi aziende. I nostri agenti virtuali riescono a leggere sia i dati strutturati sia i documenti non strutturati ricostruendo così un profilo reale del cliente. Si coglie meglio il potenziale dell'impresa, andando oltre i semplici numeri sulla carta.

L'uomo resta sulla decisione, perché l'analista non viene sostituito, viene potenziato, può dedicarsi a ciò che fa davvero la differenza per un imprenditore che chiede credito. Può ascoltarlo quando è necessario avere un'integrazione con il cliente su qualche punto e alla fine valuta con esperienza e giudizio ciò che nessun algoritmo può cogliere da solo.

Ci sono dei processi più automatici e dei processi meno automatici, però l'assunzione del rischio e la scelta strategica finale rimane sull'uomo.

Dai vostri dati emerge una forte concentrazione al Nord, con la Lombardia primo mercato. Quanto dipende dalla geografia del tessuto produttivo italiano e quanto, invece, da un divario nell'accesso al credito digitale? Un modello come il vostro può accorciare quella distanza o rischia di seguire le aree già più servite?

La Lombardia è il nostro primo mercato: vi ha sede il 20-22% delle imprese che finanziamo, per un totale di quasi 300 milioni di euro erogati. È bene ricordare che qui si concentra maggiormente il tessuto produttivo italiano, con il numero di micro e piccole imprese più elevato. Le imprese che supportiamo in questa regione sono molto strutturate e radicate: in media hanno 16 dipendenti, 16 anni di attività e 3,6 milioni di fatturato. Sono quindi leggermente più grandi rispetto alla media e usano il credito sia per sostenere la liquidità sia per investire nella crescita.

Una banca come la nostra nasce proprio con l'obiettivo di accorciare le distanze. In un contesto di progressiva desertificazione degli sportelli, in cui per molte imprese è difficile trovare un interlocutore finanziario, l'essere nativi digitali ci permette di superare certi limiti. Non vedo quindi il rischio di servire aree già sature; al Sud stiamo facendo particolarmente bene, grazie a numerose partnership, con confidi, mediatori, agenti. Questo ci permette di erogare il credito anche dove la presenza fisica è ridotta e dove sussiste ancora un gap digitale da colmare.

Il 2025 ha segnato il breakeven e ricavi in crescita del 45%. Qual è ora la priorità: ampliare la gamma di prodotti, come avete fatto con i conti deposito e i crediti IVA, o consolidare il modello di rischio su scala più ampia? E che ruolo gioca la raccolta dai depositanti nel finanziare il credito alle micro e piccole?

Non viviamo l'ampliamento della gamma dei prodotti come un'alternativa. Guardando ai numeri del 2025, abbiamo raggiunto per la prima volta il breakeven sull'anno pieno - ottenendo il primo risultato netto positivo - con un cost-income sotto il 60% e un CET1 al 20,7%.

È proprio questa solidità che ci consente di muoverci su due binari paralleli: da un lato, il modello di rischio basato sull'AI e sull'analisi dei dati transazionali ci permette di ampliare in modo responsabile il credito alle mPI; dall'altro, aggiungiamo nuovi prodotti ai tradizionali finanziamenti. In particolare, stiamo lanciando i crediti IVA e potenziando l'offerta dei conti correnti business.

Sul fronte della raccolta, oltre 20.000 depositanti ci garantiscono una provvista stabile, che si riversa sul Paese quasi al 100%. Abbiamo un portafoglio nativo di circa un miliardo di euro, composto quasi interamente da stock creditizi, a fronte di appena una cinquantina di milioni in titoli di Stato. Chi sottoscrive un conto deposito è consapevole che questo denaro diventa provvista per finanziare le micro e piccole imprese italiane: un modo per sostenere l'economia reale con i risparmi delle famiglie.

Per molte micro e piccole imprese il credito IVA è liquidità che resta congelata in attesa dei rimborsi. Quanto è importante il credito iva e quanto può risolvere il problema?

Lo stiamo lanciando proprio in queste settimane. Per molte imprese il credito IVA è liquidità già maturata. È un attivo fiscale che, in caso di smobilizzo, può diventare subito utile per pagare i fornitori, tasse, conti correnti, senza ricorrere a nuovo debito. Teniamo presente che alcune aziende sono strutturalmente in credito IVA: aziende che operano molto con la pubblica amministrazione, che operano in determinati settori o che sono più esposte all'estero.

Poter smobilizzare i crediti IVA può dunque diventare una leva importante sul capitale circolante. Meno cassa immobilizzata, più capacità di far fronte ai pagamenti. Più il credito IVA resta immobilizzato, più pesa sulla gestione quotidiana.

Per questo abbiamo lanciato un prodotto dedicato all'acquisto del crediti IVA che, grazie a processi digitali e all'Agentic AI, si trasforma in liquidità immediata. Abbiamo abbassato il ticket minimo a 100mila euro per offrire questa opportunità anche a imprese che in passato ne erano escluse a causa dei costi fissi legati all'approccio tradizionale. Si tratta di una soluzione dal valore significativo, capace di azzerare i ritardi e accorciare drasticamente il tempo che separa il credito maturato dalla cassa disponibile.