(Teleborsa) - Concedere un maggior termine per la presentazione della certificazione del Tax Control Framework, da parte delle imprese che hanno trasmesso la domanda di ammissione al regime di adempimento collaborativo nel 2024 e nel 2025. È la richiesta dei commercialisti rivolta dal presidente nazionale della categoria, Elbano de Nuccio, al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

"La certificazione del TCF – afferma il numero uno della categoria – rappresenta un elemento essenziale di garanzia per la valutazione della sussistenza delle condizioni per l'ammissione al regime di adempimento collaborativo, poiché attesta, attraverso una valutazione professionale indipendente, l’adeguatezza e l’affidabilità del sistema di controllo del rischio fiscale adottato dall’impresa. Proprio per la rilevanza che essa assume ai fini dell’ammissione e della permanenza nel regime, è necessario che l’attività certificativa sia svolta con tempi adeguati e con il massimo livello di accuratezza".

"Per questo – aggiunge il presidente de Nuccio – abbiamo chiesto il differimento dal 30 settembre al 31 dicembre 2026 del termine per la certificazione del TCF che non riduce gli obblighi previsti né attenua il rigore della disciplina, ma è funzionale a consentire che la certificazione sia svolta in modo più accurato, approfondito e coerente con le finalità della riforma".

"Il quadro applicativo e interpretativo della nuova disciplina – ricorda il vicepresidente dei commercialisti e delegato alla fiscalità, Vincenzo Moretta – si sta inoltre definendo progressivamente e alcuni tasselli risultano ancora in corso di completamento. Si tratta di una circostanza del tutto fisiologica, considerate la novità e la complessità della materia. Lo slittamento del termine permette quindi ai professionisti incaricati di recepire pienamente le indicazioni che saranno progressivamente fornite e di svolgere le verifiche sulla base di criteri il più possibile chiari, uniformi e condivisi. L'attuale scadenza del 30 settembre rischia, infatti, di concentrare in un arco temporale troppo ristretto attività nuove oltre che particolarmente delicate e complesse, a scapito della qualità e della profondità delle verifiche. Il maggior termine consente invece di completare le attività istruttorie, approfondire gli aspetti maggiormente articolati e rilasciare certificazioni più solide e affidabili anche per l’Agenzia delle Entrate".

"La proposta – conclude de Nuccio – mira, dunque, a rafforzare l’efficacia dell'istituto e a salvaguardare la qualità, l’affidabilità e la coerenza complessiva del processo di certificazione. Per questo confidiamo in una sua rapida approvazione".