All'interno della Federal Reserve il fronte favorevole a un rialzo dei tassi d'interesse si fa sempre più pressante. Più esponenti del board che nelle ultime ore hanno espresso la propria posizione in merito alla necessità di intervenire, o meno, per riportare l'inflazione verso l'obiettivo del 2%. Dopo mesi di stallo, con i tassi fermi nel range 3,5%-3,75% dall'inizio dell'anno, il dibattito interno all'istituto si fa più acceso in vista della riunione del FOMC del 15-16 settembre.
Il presidente della Fed di Minneapolis, Neel Kashkari, ha ribadito alla CNBC di ritenere necessario un rialzo dei tassi d'interesse per contenere l'inflazione ed evitare interventi più drastici in futuro, sostenendo un approccio graduale che potrebbe partire già a settembre. Kashkari è stato infatti uno dei tre membri "dissidenti" nella riunione del FOMC della scorsa settimana, favorevole a un rialzo di un quarto di punto percentuale, mentre gli altri nove membri hanno votato per mantenere i tassi invariati. "Gli utili societari sono alle stelle. Il consumatore tiene, il mercato del lavoro tiene. Guardo a questo quadro e mi chiedo: quali prove ho che la politica monetaria sia particolarmente restrittiva in questo momento?", ha detto Kashkari in un'intervista alla CNBC. "Per questo ho sostenuto che ora è il momento di iniziare a muoversi lentamente verso l'alto man mano che arrivano nuovi dati".
Kashkari ha spiegato che il presidente della Fed Kevin Warsh, pur avendo in passato espresso una preferenza per tassi più bassi, non lo avrebbe pressato: "Mi ha detto: 'Fai quello che ritieni giusto per l'economia'. E io gli ho risposto: 'Lo apprezzo molto'".
Posizione diversa quella della presidente della Fed di Filadelfia, Anna Paulson, che alla CNBC ha affermato di ritenere la politica monetaria attuale "moderatamente restrittiva" sulle condizioni economiche, sostenendo la scelta di mantenere i tassi fermi mentre la Fed continua a valutare i dati; per lei, ha aggiunto, quella di tenere fermi i tassi "non è stata una decisione difficile".
Più cauta verso l'inflazione anche la governatrice della Fed Lisa Cook, che in un discorso in Alaska ha comunque dichiarato la propria disponibilità ad agire: "Se non vedrò presto segnali di continua disinflazione, sono pronta ad agire", ha detto, avvertendo che "con cinque anni di inflazione sopra l'obiettivo, cresce il rischio che un'inflazione più alta possa radicarsi nei comportamenti di fissazione di prezzi e salari, generando una persistenza molto più difficile da contrastare". Cook ha comunque riconosciuto che l'attenuazione degli effetti dei dazi, un possibile calo dei prezzi del petrolio e un allentamento delle pressioni legate al boom dell'intelligenza artificiale potrebbero offrire sollievo sul fronte inflattivo.
"Se dovete portare via un solo concetto da questo intervento, spero sia che sono fermamente impegnata a ripristinare la stabilità dei prezzi", ha concluso.
Fed, inflazione nel mirino: crescono le pressioni per un rialzo dei tassi a settembre
Il partito dei falchi cerca consensi.
06 agosto 2026 - 08.36
(Teleborsa) -