(Teleborsa) - Nessun comunicato ufficiale: il G20 delle Finanze si è spaccato a causa della Cina, che si è messa di traverso, bloccando l'intesa sia per il nodo di Hormuz che per l'esplicito riferimento alle politiche commerciali n"non di mercato".

Tutti i Paesi del G20, fatta eccezione per la Cina, si sono detti d'accordo a sostenere uno Stretto di Hormuz caratterizzato da una a "navigazione libera, sicura e prevedibile". "Siamo preoccupati per le continue interruzioni del commercio di energia e sottolineiamo che la navigazione libera, sicura e prevedibile attraverso lo Stretto di Hormuz e a livello globale, così come la risoluzione delle guerre e dei conflitti in corso, sono essenziali per sostenere una crescita duratura", si legge nella dichiarazione della Presidenza (americana) del G20, in luogo del comunicato congiunto che Pechino si è rifiutata di formare.

Il pressing per un maggior isolamento dell'Iran e per l'applicazione delle nuove sanzioni americane a chi intrattiene rapporti con Teheran hanno rappresentato un altro ostacolo ad una posizione comune, dal momento che la Cina intrattiene ancora rapporto con il Paese del Golfo da cui acquista il 90% del petrolio prodotti a prezzi scontati.

L'altro tema chiave, che ha fatto saltare l'accordo è il commercio globale. Per questa edizione ad Asheville, in North Carolina, il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva incentrato l'agenda su temi prettamente economici, lasciando da parte temi collaterali come i cambiamenti climatici e le disuguaglianze sociali. La discussione è stata quindi incentrata sulla deregolamenmtazione, sulla promozione degli investimenti provati e sugli squilibri del commercio mondiale, facendo esplicito riferimento al surplus record si 1.200 miliardi di dollari della Cina. Una posizione che Pechino non ha potuto accettare.

Al posto del comunicato congiunto finale, dunque, è uscita solo una dichiarazione della presidenza USA, incentrata sulla necessità di rilanciare la crescita e garantire la stabilità dei mercati energetici.

"L'economia globale si è dimostrata resiliente di fronte a molteplici shock, tra cui guerre e conflitti in corso. Garantire il funzionamento efficiente e senza intoppi delle principali catene del valore, come quelle dell'energia, degli alimenti, dei fertilizzanti e dei minerali critici, è essenziale per sostenere la crescita globale", afferma lo statement della Presidenza USA.

"Considerati i numerosi rischi al ribasso, riconosciamo che un contesto macroeconomico stabile e prevedibile svolge un ruolo importante nel sostenere la crescita e l'occupazione, in particolare per i paesi in via di sviluppo. Esortiamo i paesi ad evitare restrizioni non necessarie alle esportazioni per garantire che le catene di approvvigionamento globali continuino a funzionare normalmente", si sottolinea.

Focus anche sulla sostenibilità della politica fiscale. "Le nostre politiche fiscali salvaguarderanno la sostenibilità fiscale e ricostituiranno le riserve, promuoveranno la crescita e catalizzeranno gli investimenti che migliorano la produttività", sottolinea la Presidenza.

"Riconosciamo che gli investimenti privati ??sono un importante motore di crescita. Accogliamo con favore il potenziale di investimento nell'intelligenza artificiale, nell'informatica e nelle infrastrutture digitali per aumentare la produttività e consentire un'ampia adozione, pur riconoscendo l'importanza di affrontare i rischi, compresi i potenziali rischi specifici del settore finanziario e di altri settori, e di sfruttare l'innovazione basata sull'IA per rafforzare la resilienza informatica", afferma lo statement.

"Riconosciamo che squilibri eccessivi e persistenti comportano rischi e possono generare distorsioni economiche e ricadute transfrontaliere negative che ostacolano la crescita, alimentano e aggravano gli squilibri in altri paesi, aumentano le vulnerabilità economiche e delle catene di approvvigionamento e riducono la resilienza", si afferma, aggiungendo "chiediamo al FMI e all'OCSE di continuare a migliorare i dati per un'analisi solida degli squilibri, compresa la copertura delle politiche e pratiche non di mercato, e di valutare la possibilità di migliorare le proprie fonti di dati, ove opportuno, in linea con i rispettivi mandati e competenze".